Tag Archives: Real Time Web

Twitter e la Vertigine delle Liste

Il real time web e le liste
È appena passata una settimana in cui le liste hanno fatto parlare di sé.

  • Twitter ha inaugurato il 30 ottobre la nuova feature che consente di creare infinite liste di contatti nominandole con etichette a piacere
  • Repubblica.it ha pubblicato un articolo sulla passione dilagante sul web per i vari programmi di creazione liste (personali, di lavoro, to-do list, ecc.)
  • Umberto Eco ha tenuto una conferenza al Louvre sul tema “La Vertigine della Lista”, che inaugura un ciclo di conferenze sul tema delle liste

La Vertigine della Lista è anche il titolo dell’ultimo saggio di Eco in cui viene affrontato il tema della fascinazione delle liste nella storia e proposte le classificazioni di “liste pratiche” e “liste poetiche”.

Sia le liste di Twitter che il nuovo libro di Umberto Eco suggeriscono alcune definizioni importanti per i nuovi scenari della comunicazione:

Le liste sono una forma di riduzione della complessità
Sono dunque una cura al disordine digitale, uno spazio di sospensione del flusso disorganico e prorompente di informazioni e contenuti tipico del Real Time Web e della comunicazione nell’era digitale in genere.
Le liste sono una forma di narrazione e descrizione della realtà
Propongono priorità e interpretazioni e, anche se meramente pratiche (come le liste di Twitter), incarnano una certa potenzialità poetica o fascinatoria;
Le liste sono una risorsa di identità
Suggeriscono un’autorevolezza del contenuto, spesso uno schema di principi e di intenti; le liste sono tanti piccoli manifesti valoriali o del pensiero cui aderire o no (e le identità negative sono quelle più forti, si sa).

Sono concetti astratti, cari alle scienze sociali, ma facilmente declinabili in pratiche di comunicazione sostenibile nell’era del digitale e del real time web.

Chiunque abbia l’onere o la voglia di comunicare in questa era distinta da disordine, disattenzione e alta competizione sui contenuti deve sicuramente avvicinarsi a questi concetti.

Saper fornire priorità, interpretazioni e risorse di identità, più o meno forti, è stata e sarà sempre la migliore strategia di comunicazione  sostenibile per conquistare autorevolezza e attenzione.

Ridurre la complessità deve imporsi come principio di ecologia della informazione da applicare nei vari mezzi e tecniche di comunicazione istituzionale, aziendale o personale.
Anche utilizzando le liste di Twitter.

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Le Conversazioni sul Web e le Aziende

Le conversazioni sul web e le aziende

In una settimana (passata) in cui tutti i grossi player del web sembrano essere stati contagiati dalla voglia di fare qualcosa per affrontare il fenomeno real-time web
(Bing-Twitter, Google-Twitter due accordi in un solo giorno, wow!)
si afferma un principio importante:

il web è conversazione.

Anzi conversazioni. Tra persone, in tempo reale.

La definizione descrive un’importante trasformazione dalla forma originaria del World Wide Web da enorme, sconfinato – ma ordinato – archivio di informazioni ad un ecosistema di micro-conversazioni dalla natura disordinata e frammentaria.

I protagonisti indiscussi della prima forma del world wide web sono stati i motori di ricerca con la loro capacità di fornire risposte alle ricerche degli utenti.

I protagonisti del real-time web sono invece le persone e l’inarrestabile flusso di conversazioni che generano nei social media (ma non solo).

Sulla natura di queste conversazioni (collaborativa? competitiva?) si interroga Luca De Biase.

Sulla opportunità e necessità delle aziende e delle istituzioni di conversare con le persone nel web si dibatte molto invece, ma modelli, strategie e metriche di riferimento rimangono ancora in uno stato beta che forse, però, sembra essere il miglior approccio adattativo ad una forma del web che rimarrà, per sua natura, disordinata e mutevole (“Prendere atto del disordine” suggerisce Mauro Lupi).

Perché aziende e istituzioni devono conversare con le persone nel web

Alcuni spunti che devono far riflettere:

I motori di ricerca stanno diventando “conversazionali”
Le ricerche nei motori di ricerca comprendono termini e frasi simili sempre più simili alle conversazioni del mondo reale.
La sinergia tra search e social media e gli effetti sulla pubblicità online
Una ricerca condotta negli USA afferma che gli investimenti pubblicitari online delle aziende che conversano sono più redditizi. In breve: le persone che hanno trovato un marchio o una azienda contemporaneamente sui motori di ricerca e sui social media cliccano di più sugli annunci pubblicitari sul web.
“I mercati sono conversazioni”
Dal pluricitato Cluetrain Manifesto del 1999.

Cosa fare per conversare nel web?

Per aziende e istituzioni il punto importante non è fare qualcosa (aprire un blog, un account twitter, etc…) ma capire.

Ovvero:

Sviluppare una nuova web intelligence
Monitorando i trend di ricerca e conversazione su motori di ricerca e social media per individuare temi e spazi di conversazione idonei.
Comprendere la natura delle conversazioni sul web
Non conversare per persuadere ma per costruire condivisione, collaborazione e valore con le persone.
Sviluppare una comunicazione aziendale sostenibile nelle conversazioni
Il flusso di conversazioni sul web cresce in maniera esponenziale e disordinata, inondando la vita privata e lavorativa delle persone. In breve tempo si svilupperanno atteggiamenti individuali di difesa da questo “inquinamento” e quindi una selezione continua delle varie conversazioni da seguire.  Si può ipotizzare che le conversazioni che sopravviveranno a queste selezioni saranno le più autorevoli e rispondenti a reali esigenze e richieste fatte dalle persone.
Per guadagnare credibilità e autorevolezza tutte le forme di conversazione sul web dovrebbero essere quindi improntate ad una ecologia della attenzione e a nuovi modelli di comunicazione aziendale in cui la pubblicizzazione tradizionale di un prodotto o di un servizio lascia invece spazio alla promozione di opportunità di dialogo e conversazione con l’azienda.

Sono solo pochi spunti e non ovviamente una spiegazione organica e strutturata di come aziende e istituzioni dovrebbero avvicinarsi alle conversazioni sul web.
La migliore definizione, del resto, rimane quella di Avinash Kaushik,

Social media is like teen sex. Everyone wants to do it. No one actually knows how.
When finally done, there is surprise its not better.

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Twitter e le ricerche nel Real-Time Web

La nuova home page di twitter con maggiore enfasi sulle funzioni di ricerca

It’s all about search.
Era prevedibile che prima o poi Twitter decidesse di valorizzare le funzioni di ricerca e lo ha fatto ieri proponendo una nuova home page con un focus immediato e rilevante su questo modello, ancora imperante, di interazione tra persone e world wide web: la ricerca.

Si tratta di una risposta ad un trend che avevo già segnalato in questo post, ovvero, alla prevedibile crescita di ricerche fatte sui media sociali che più incarnano il fenomeno del Real-Time Web (Twitter e Facebook) oltre all’ovvia necessità di orientarsi in un flusso di micro-contenuti (tweet) che cresce, cresce, cresce…

Una bella sfida per Google & Co.

Le caratteristiche delle ricerche Real-Time di Twitter

Il Real-Time Web sta introducendo delle modifiche alle forme più consolidate di ricerca nel web e presto ciò produrrà nuovi scenari per i modelli di advertising che si sono costruiti su queste forme.

Proviamo a riassumere:

La ricerca proposta da Twitter è semplice
Nessun link ad una pagina di ricerca avanzata (che pure esiste). L’enorme casella di ricerca sembra suggerire:
“Di’ la tua, ci pensiamo noi”.
E sembra anche suggerire molta spontaneità e istintività nel formulare la ricerca, non più la competenza e le abilità che si sono rese necessarie negli anni per le ricerche su Google.
Questo non vuol dire ovviamente che Twitter abbia già sviluppato una tecnologia di ricerca perfetta (lo vedremo nei prossimi mesi) ma almeno il Look and feel è assai incoraggiante per il visitatore.
Le ricerche su Twitter sono conversazionali
Per sua stessa ammissione Twitter cerca ciò che la gente dice.
Nondimeno è prevedibile che le ricerche degli utenti saranno effettuate sempre più con termini di ricerca complessi e lunghi, ovvero più simili al linguaggio del mondo reale.
L’oggetto delle ricerche non sono più le informazioni ma le persone.
Si potrebbe obiettare che comunque la gente continuerà a cercare su Twitter informazioni semmai troverà conversazioni e persone (più che cercarle). Ad ogni modo i risultati di queste ricerche mettono in relazioni le persone con altre persone, non più con siti web, pdf, blog, gruppi, video e immagini. Questa valorizzazione delle persone come produttori “visibili” di contenuti potrebbe sicuramente comportare nei prossimi mesi uno spostamento dell’oggetto delle ricerche dalle informazioni alle persone (utenti di twitter) le cui conversazioni sono ritenute più significative rispetto ai propri interessi personali.
A chiunque abbia un background di studi in scienze sociali non potrà sfuggire la valenza di questo cambiamento in termini di influenza personale.
I risultati di ricerca su Twitter valorizzano la novità
Del resto è il principio ispiratore del Real-Time Web.
Conta quello che succede e si dice ora.
Niente autorevolezza dell’account Twitter (ma sarà sempre così?), niente PageRank, Backlink e altre tecnicalità che hanno reso celebri le tecnologie di ricerca dei grandi motori sul web.
Per essere presenti nei risultati di ricerca non bisogna investire budget più o meno consistenti per servizi di posizionamento sui motori di ricerca ma solo tempo. E ovviamente bisogna avere sempre qualcosa di interessante da dire e al momento giusto. A questo si aggiunga che i contenuti perdono di valore e visibilità su Twitter nell’arco di poche ore rendendo del tutto inutile quelle logiche di accumulazione/archiviazione cura e trovabilità dei contenuti nel tempo che oggi distinguono siti Internet e Blog.
Insomma essere visibile su Twitter non è così semplice. Al momento è solo, apparentemente, più economico.
Twitter valorizza i trend delle conversazioni
I popular topics mostrati sotto la casella di ricerca non sono certo una nuova invenzione (vedi i trends di Google e i buzz di Yahoo). Però sono lì in home page. Va da sé che essere presenti nei risultati di ricerca dei popular topics è una delle sfide importanti per chi vuole guadagnare visibilità su Twitter.
Twitter incoraggia le ricerche “locali”
Si può ipotizzare che non sia attualmente una delle funzionalità più utilizzate ma cercare ad esempio “scarpe a roma” anzichè un generico “scarpe” sarà una tendenza delle ricerche dei prossimi mesi. E su questo punto la tecnologia di ricerca di Twitter sembra avere qualche punto di vantaggio in più rispetto ai grandi motori del web.
Questa è ovviamente una ottima opportunità per chi ha qualcosa da dire “localmente”.

Insomma Twitter è e sarà per i prossimi mesi search. Qualsiasi modello di business che questo social media vorrà adottare (dovrà farlo presto)  non potrà prescindere da questo modello di interazione. Qualcosa mi dice che i futuri servizi a pagamento di Twitter (pubblicità display?) non saranno così innovativi come il fenomeno Real-Time.

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I motori di ricerca sono conversazioni

L'incremento delle parole utilizzate nelle ricerche nei motori di ricerca negli Usa
In principio furono i mercati ad essere definiti conversazioni, nel celebre Cluetrain Manifesto del 1999.
Ma oggi i mercati – mentre continuano ad essere più che mai conversazioni – sono anche sempre più ricerche.

E le ricerche fatte dagli utenti nei principali motori di ricerca, da un po’ di mesi, tendono ad aumentare con percentuali a 2 cifre e ad essere effettuate sempre più con termini di ricerca complessi  e lunghi, ovvero più simili al linguaggio del mondo reale.

Tutto ciò a dispetto della profezia, già contestata, che con l’avvento di Google Suggest questa lunga coda di ricerche si sarebbe esaurita presto.

Le ricerche degli utenti sono sempre più conversazionali, più semanticamente compiute e si può ipotizzare che saranno sempre più real-time,  ovvero, utilizzeranno crescentemente termini di ricerca con riferimenti alla attualità o (perché no?) alle esperienze personali e collettive degli utenti.

Un flusso di micro-ricerche, una lunga coda di pensieri e desideri, forse non tutti orientati ad uno scopo ben preciso, che ha già invaso i media sociali mostrando al contempo:

  • la grande capacità dei social network (anzitutto Twitter) di diventare i luoghi eletti di questo flusso di pensieri e ricerche
  • l’incapacità di Google di stare al passo con questo real-time web, sia nella indicizzazione del flusso di micro-contenuti generati dagli utenti nei social media sia, ora più drammaticamente, nelle difficoltà di mostrare annunci pubblicitari pertinenti con queste ricerche più complesse.

Quest’ultima è una ipotesi avanzata da John Battelle e confermata da un calo dei click degli utenti sugli annunci pubblicitari del circuito Google negli ultimi mesi.

E non si tratta, con molta probabilità, solo di un banale “effetto recessione”.
Le ricerche conversazionali degli utenti pongono infatti delle sfide ben precise ai motori di ricerca e agli investitori pubblicitari.

Mostrare quello che la gente cerca
Detta così sembra banale. In realtà il paradigma dalla nascita dei motori di ricerca ad oggi è stato “imparare ad utilizzare i motori di ricerca” o “imparare a cercare”; è ora invece che i motori imparino come gli utenti cercano e adattino le loro tecnologie e modelli di business a questa conoscenza.
Pubblicizzare opportunità di dialogo e conversazione
Non solo prodotti e servizi.
Gli investitori pubblicitari devono mostrare la capacità di essere partecipi e protagonisti del real-time web, non spettatori opportunisti.
Sviluppare modelli di real-time advertising
Legare ovvero messaggio e presenza pubblicitaria al flusso degli eventi, delle conversazioni. Monitorare le ricerche degli utenti e adattare messaggi e investimenti pubblicitari a questo flusso, ai vari twit, feed e altre tendenze, magari avvalendosi delle migliori professionalità invece di fare da soli.

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E se Google comprasse Twitter?

Google comprerà Twitter?
Avevo appena pubblicato ieri il post sulle difficoltà di Google a stare al passo con il crescente utilizzo di Twitter e Facebook quando mi sono imbattuto in un illuminante post di John Battelle sul tema.

L’ipotesi di Battelle (neanche così azzardata) è che Google decida presto di smettere di rivaleggiare con Twitter con la sua piattaforma di micro-blogging Jaiku acquisendo il primo, senza troppi fronzoli.  Esattamente come ha fatto con YouTube dopo aver capito che Google Video non avrebbe potuto competere con il più popolare.
Secondo John Battelle

Twitter. It’s an asset Google cannot afford to not own

Insomma, Google deve comprare Twitter.
E aggiungo che deve farlo presto se vuole  stare al passo con la crescente tendenza delle ricerche real time.

Il Search, il modello principale di interazione tra persone e world wide web, sta vivendo infatti una particolare fase di evoluzione che prospetta delle sfide per i motori di ricerca. Quei motori di ricerca che fino ad oggi si sono mostrati abili a indicizzare lo Static Web (o Slow Web) molto meno invece il Real Time Web, ovvero la quantità crescente di contenuti generati dagli utenti nei siti di micro blogging o nei social network.

Le sfide per i motori di ricerca, quindi anzitutto per Google, sono:

  • Fornire nei risultati di ricerca contenuti provenienti dal Real Time Web
  • Far cercare gli utenti dentro i media sociali in cui passano sempre più tempo e non costringerli ad uscire per utilizzare i motori di ricerca nel modo in cui avviene oggi
  • Monetizzare questo nuovo assetto dei risultati di ricerca. Non dimentichiamo che per ora Twitter e Facebook (come molti altri) rimangono asset, incapaci di produrre ricavi considerevoli e di esprimere un solido modello di business, come è invece ancora oggi per il Search di Google.

Gli interrogativi sono:

  • Comprare Twitter potrebbe essere una valida strategia di espansione per Google?
  • Come riuscirebbe Google a trarre ricavi da un servizio sostanzialmente guidato dalle community, quindi decisamente diverso da quelli attuali di Google?

Per ora non mi sembra di riuscire a trovare risposte facili né sembra così facile comprare Twitter.

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