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I motori di ricerca sono conversazioni

L'incremento delle parole utilizzate nelle ricerche nei motori di ricerca negli Usa
In principio furono i mercati ad essere definiti conversazioni, nel celebre Cluetrain Manifesto del 1999.
Ma oggi i mercati – mentre continuano ad essere più che mai conversazioni – sono anche sempre più ricerche.

E le ricerche fatte dagli utenti nei principali motori di ricerca, da un po’ di mesi, tendono ad aumentare con percentuali a 2 cifre e ad essere effettuate sempre più con termini di ricerca complessi  e lunghi, ovvero più simili al linguaggio del mondo reale.

Tutto ciò a dispetto della profezia, già contestata, che con l’avvento di Google Suggest questa lunga coda di ricerche si sarebbe esaurita presto.

Le ricerche degli utenti sono sempre più conversazionali, più semanticamente compiute e si può ipotizzare che saranno sempre più real-time,  ovvero, utilizzeranno crescentemente termini di ricerca con riferimenti alla attualità o (perché no?) alle esperienze personali e collettive degli utenti.

Un flusso di micro-ricerche, una lunga coda di pensieri e desideri, forse non tutti orientati ad uno scopo ben preciso, che ha già invaso i media sociali mostrando al contempo:

  • la grande capacità dei social network (anzitutto Twitter) di diventare i luoghi eletti di questo flusso di pensieri e ricerche
  • l’incapacità di Google di stare al passo con questo real-time web, sia nella indicizzazione del flusso di micro-contenuti generati dagli utenti nei social media sia, ora più drammaticamente, nelle difficoltà di mostrare annunci pubblicitari pertinenti con queste ricerche più complesse.

Quest’ultima è una ipotesi avanzata da John Battelle e confermata da un calo dei click degli utenti sugli annunci pubblicitari del circuito Google negli ultimi mesi.

E non si tratta, con molta probabilità, solo di un banale “effetto recessione”.
Le ricerche conversazionali degli utenti pongono infatti delle sfide ben precise ai motori di ricerca e agli investitori pubblicitari.

Mostrare quello che la gente cerca
Detta così sembra banale. In realtà il paradigma dalla nascita dei motori di ricerca ad oggi è stato “imparare ad utilizzare i motori di ricerca” o “imparare a cercare”; è ora invece che i motori imparino come gli utenti cercano e adattino le loro tecnologie e modelli di business a questa conoscenza.
Pubblicizzare opportunità di dialogo e conversazione
Non solo prodotti e servizi.
Gli investitori pubblicitari devono mostrare la capacità di essere partecipi e protagonisti del real-time web, non spettatori opportunisti.
Sviluppare modelli di real-time advertising
Legare ovvero messaggio e presenza pubblicitaria al flusso degli eventi, delle conversazioni. Monitorare le ricerche degli utenti e adattare messaggi e investimenti pubblicitari a questo flusso, ai vari twit, feed e altre tendenze, magari avvalendosi delle migliori professionalità invece di fare da soli.

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Google Suggest ha ucciso la lunga coda? La risposta è…

Google Suggest e la lunga coda

Ad Agosto 2008 Goggle Suggest è stato introdotto in google.com per arrivare a Dicembre anche nella versiona italiana del popolare motore di ricerca.

In questi mesi c’è stato un pullulare di post sui blog di tutto il mondo, dai toni allarmistici o profetici, il cui verdetto (quasi) unanime è stato:

i suggerimenti di google nelle ricerche porteranno gli utenti a cercare con chiavi di ricerca sempre più simili ai primi risultati di Google Suggest, ovvero un numero ristretto di chiavi di ricerca formate da poche parole su cui sono in competizione molti siti.

Tutto ciò potrebbe portare nel breve periodo ad una diminuizione del numero di ricerche fatte su chiavi specifiche (Es. “hotel roma stazione termini”), quelle ricerche che prese una per una non portano molto traffico ai siti, ma messe tutte assieme formano un bel numero di potenziali accessi ad un sito.
Quell’insieme che tutti gli esperti di Search Engine Optimizazion hanno chiamato fino ad oggi la “lunga coda“.

È veramente così?
Google suggest sta uccidendo la lunga coda?

Ebbene dal mio piccolo osservatorio statistico su alcuni siti con traffico discreto e su cui sono stati sviluppati da mesi servizi di posizionamento sui motori di ricerca posso dire di no.

Vi propongo un estratto da tre siti

Aumento del numero di parole chiave che hanno generato traffico verso alcuni siti

È troppo presto per smentire la profezia e affermare che la lunga coda rimarrà una valida strategia SEO per i prossimi mesi?

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