Tag Archives: Internet Sostenibile

People Experience Design

I am Not a User

Ha quasi 2 mesi ormai l’iniziativa I Am not a User che ha proposto un sottile ma significativo cambiamento di prospettiva nel Web Design, riassunto nel motto:

Because we are people and we should design for people!

Insomma, disegnare gli oggetti e le informazioni del web per le persone, non per gli utenti né per i consumatori.
Le persone con le loro storie, le loro scoperte e i loro desideri.

Perchè le persone con i loro blog, lifestream, tweet sono le protagoniste del web, non gli utenti.
E le persone sono il vero medium, non le tecnologie che connettono le persone.

I am Not User è una felice intuizione, anche se dal sondaggio sempre attivo sullo stesso sito risulta che il 44% delle persone che hanno risposto sono ben felici di essere continuate a essere chiamate utenti.

Per un People Experience Design c’è ancora molto da fare.

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Ecologia dell’informazione al tempo di Twitter e del Blackberry

Ecologia dell'Informazione
Era il “lontano” 2005 quando una ricerca commissionata dalla Hewlett Packard affermava:

I lavoratori distratti dalle email e dalle telefonate subiscono un calo del quoziente intellettivo più di due volte superiore a quello rilevato nei fumatori di marijuana

E la vita quotidiana non era ancora invasa dalle email in push sui Blackberry, dai tweet, dagli SMS e dai vari contenuti che inondano il web oggi. Un articolo del Technology Blog del Guardian ha esortato i lettori a confessare i propri sintomi di overload da informazioni e di dipendenza dal flusso di aggiornamenti sulle vite altrui emanato dal web, diffuso nei vari luoghi digitali (social network, telefoni, etc…).

Quali sono le conseguenze dell’Information Overload?

Le prime conseguenze osservate in alcune ricerche e nella analisi di alcuni fenomeni di cronaca sono abbastanza catastrofiche e inquietanti:

Calo della produttività e della creatività
Le continue interruzioni provocate dalle email in arrivo o dai vari aggiornamenti del lifestreaming altrui causano una perdita di tempo ben superiore a quella che deriverebbe dalla semplice lettura delle nuove informazioni. Spesso queste interruzioni vengono usate per leggere altre informazioni o eseguire altri compiti divergenti da quello su cui si era impegnati o attinenti ad altre sfere (familiare, affettiva), confermando una commistione tra tempi di lavoro, svago e consumo tipica della società attuale. Insomma si innesca una catena di distrazione continua e il ritorno alla concentrazione al compito originario comporta spesso un ulteriore consumo di tempo e risorse cognitive.
Deficit dell’attenzione
Questo ciclo di distrazione continua (o “continua attenzione parziale” come definito in una ricerca) presenta sintomi e caratteristiche simili a quelle dei disturbi da attenzione determinati su base genetica.
Rivolta anti-tecnologica dei figli
I protagonisti di questa rivolta neo-luddista sono i Blackberry Orphans, ovvero poveri figli ignorati da quei genitori impegnati costantemente a leggere e inviare email dal proprio Blackberry, che hanno sviluppato strategie di rivendicazione dell’attenzione come buttare nel W.C. il telefono di papà o imporre restrizioni precise alla mamma sull’uso dell’odiato oggetto.

Un approccio ad un uso sostenibile delle informazioni sul web

Gli imperativi sono:

Alcuni consigli

Email
  • Scrivere email brevi ed essenziali
  • Limitare l’uso dei “cc” e “rispondi a tutti”: interessare solo le persone a cui serve effettivamente l’informazione
  • Limitare l’uso delle email in mobilità (Yes we can!). Spegnere il blackberry quando si deve.
  • Assegnare momenti specifici della giornata per leggere e scrivere email, non consentire alle email di arrivare ogni minuto
  • Evitare di consegnare ansia ai destinatari con espressioni del tipo “prima possibile”, “con sollecitudine”, etc…
  • Pensare prima di scrivere: il messaggio è veramente necessario? In questo senso sarebbe utile darsi anche una quota massima giornaliera di email da inviare…
Social Network
  • Assegnare un tempo preciso della giornata alla consultazione degli aggiornamenti su Facebook, Twitter, Myspace, etc… Non lasciare aperti accessi e finestre, né tantomeno rendersi disponibili a tutte le ore in chat
  • Limitare i retweet, i “condividi” e tutte le altre repliche di contenuto
Blog, Feed e altri contenuti online
  • Usare le proprie reti sociali e le community come un valido filtro; è bene fidarsi delle segnalazioni di chi ha interessi simili
    (dai una occhiata al Blogroll accanto dunque…)
  • Scrivere post brevi e significativi
    (non come questo per intenderci…)
  • Ridurre i feed e le sorgenti di informazione selezionandole continuamente
    (spero che tu abbia già aggiunto questo blog all’aggregatore quindi…)
  • Dedicare un tempo specifico della giornata alla lettura di questi contenuti e non “sforare”

E per le chat e il telefono?
Qualcuno ha consigli da dare?

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Il Web non è persuasione

Il web non è persuasione
È di oggi un post sul blog di Robin Good dal titolo
Tecniche di Persuasione Online [...]

Un ottimo post (come al solito) con un’intervista al consueto professionista della comunicazione che elenca alcune tecniche di persuasione online, riflettendo il concetto che la comunicazione (in particolare quella sul World Wide Web) è anzitutto persuasione.

Lo dimostrano l’enfasi posta su questo concetto nel post, le innumerevoli web agency e blog che pubblicizzano tecniche di persuasione sul Web e i vari riferimenti online a varie tecniche di psicologia persuasiva, scienza dalla definizione incerta.

A circa 90 anni dalla teoria del proiettile magico, da cui sarebbero nate anni dopo le prime teorie della persuasione, assistiamo ancora oggi ad una riproposizione di un modello di comunicazione che poggia sui seguenti assunti:

I consumatori sono da persuadere
Nessuno spazio per altri modelli di comunicazione (informazione, dialogo, condivisione di idee, collaborazione…). L’importante è convincere ad eseguire una azione con delle “tecniche”.
Va da sé che alla fine di questo processo saranno valutati anzitutto i risultati quantitativi di questa persuasione (quanti acquisti?) più che la qualità della interazione con il consumatore (ma a quanti importa?).
E in caso di risultati negativi? Saranno considerate sbagliate le tecniche? O magari il modello di comunicazione?
I consumatori sono tutti uguali
Le tecniche di persuasione sono valide indistintamente per la massa di consumatori a cui ci si riferisce. Il contenuto della comunicazione è quindi identico per tutti.
I consumatori sono soli
Il singolo consumatore (mai chiamarlo persona, per carità!) elabora il contenuto della comunicazione persuasiva coinvolgendo la propria immaginazione, la propria storia personale, i propri desideri e, nondimeno, complicati processi neuronali. Insomma un sé complesso ma fondamentalmente isolato. E gli altri? Gli amici, i parenti, i friends dei social network  i followers? Non contano niente.

Il Web 2.0 è fatto di persone

Che parlano fra di loro, commentano, contestano, collaborano, producono contenuti, opinioni, recensioni e si influenzano a vicenda. La comunicazione online e le attività di web marketing non possono essere intese oggi come persuasione alla vecchia maniera. Perchè:

Le persone sono da coinvolgere non da persuadere
Informando,  invitando alla partecipazione, chiedendo collaborazione e dialogo, anche nel momento conclusivo e critico di un acquisto online, lo spazio verso cui tutte le teorie della persuasione sul web si concentrano.
Le persone non sono uguali
Sono persone diverse tra loro con esigenze diverse  – e spesso divergenti – anche rispetto alla propensione all’acquisto di uno stesso prodotto o servizio. È un concetto banale e fin troppo esplorato, proprio per questo dovrebbe costringere a pensare ad una comunicazione da persona a persona, non da persuasore a consumatore.
Le persone non sono sole
Sono anzi sempre parte di reti sociali, fisiche o digitali. Formano le proprie opinioni  quindi anche in reti sociali e vari luoghi digitali e influenzano con le proprie opinioni quelle degli altri.

Dialogare, non persuadere

Le aziende e le istituzioni hanno mezzi e opportunità eccellenti per entrare in dialogo con le persone nel Web in maniera diversa. Proponendo conversasioni su blog, social network, aprendo spazi di discussione specifici o contesti comunicativi in cui la collaborazione degli utenti è l’obiettivo primario e probabilmente la “tecnica di persuasione” migliore.

Riconoscendo il fatto che nel Web 2.0 ogni persona è un potenziale influenzatore (persuasore?) delle opinioni altrui.
E  sopratutto che ogni persona può far cambiare opinione al comunicatore online, azienda o istituzione che sia.

Lo spiega bene un rapporto di Edelman dal titolo
Engaging the New Influencers segnalato anche sul blog di Maro Lupi.

In un blog di una nota agenzia di web marketing ho trovato quest’altra frase.

Il concetto di persuasione è da sempre legato alle attività del marketing.

Bene, è arrivato il momento di cambiare!

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E se Google non trovasse più quello che cerchiamo?

I Motori di Ricerca e le persone
I motori di ricerca, primi tra tutti Google, sono di fronte ad una sfida cruciale: riuscire a trovare le informazioni cercate tra una quantità crescente di nuovi contenuti che inonda il Web e la cui presenza in rete è destinata ad aumentare ancora nei prossimi mesi.

La crescita dei contenuti è e sarà sopratutto crescita di contenuti generati dagli utenti: video, post e commenti nei blog, ma sopratutto contenuti generati dagli utenti nei media sociali, nello specifico i social network come Facebook e le applicazioni di micro-blogging come Twitter o Jaiku (quest’ultimo recentemente acquisito da Google, guarda un po’…).

Questi nuovi contenuti di tipo social si caratterizzano per:

Essere fondamentalmente informazioni sulle persone
(che sto facendo, cosa penso, quali cause sostengo, le mie foto ecc…)
Avere una fruizione molto limitata nel tempo
(Chi mai vorrà sapere con Twitter cosa stavo facendo 2 settimane fa?)

Google e gli altri motori di ricerca troveranno questi contenuti facilmente?

I primi allarmi ci sono già stati (How can Google cope with Twitter pollution?) e la questione solleva degli interrogativi sull’ecologia della informazione on line e la sostenibilità dello sviluppo di Internet, già affrontati in questo blog.

Il problema principale posto da queste nuove forme di contenuto su Internet è che esse destrutturano la forma più comune di contenuto presente  su Internet fino ad oggi, fatta soprattutto di informazioni più o meno complesse ed esaustive, cercate, trovate e mostrate dai motori di ricerca senza una specifica rilevanza temporale (o perlomeno una che sia al passo con la costante generazione di questo nuovo tipo di contenuti).

I nuovi contenuti, come già detto, sono nano-informazioni, piccoli frammenti di vite e di esperienze il cui valore è sopratutto essere fruibili e condivisibili in tempo reale.
Sono il real-time web opposto allo slow web, come lo abbiamo conosciuto sino ad oggi.

I motori di ricerca dovranno trovare persone, non solo informazioni

È prevedibile che le ricerche degli utenti riguarderanno sempre più questo tipo di contenuti, una tendenza sicuramente favorita dalla crescita nell’utilizzo dei media sociali.

Sembra che Google e gli altri motori di ricerca facciano attualmente fatica ad indicizzare i contenuti del real-time web o Deep Web. O potrebbero in ogni caso essere inadeguati a gestire l’inquinamento dell’informazione provocato dalla loro visibilità nelle ricerche degli utenti (qualcuno potrebbe anche obiettare che se cerco un Hotel a Napoli non voglio visualizzare l’ultimo twit di Fabrizio Napoli…).

In queste condizioni la gente potrebbe anche cominciare a cercare altrove…

Se i social network decidessero (come faranno) di potenziare le funzioni di ricerca sul web (anche integrando tecnologie “esterne”), l’utilizzo dei motori di ricerca potrebbe calare.
E questa sarebbe una brutta gatta da pelare per Google & Co…

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La sostenibilità di Internet e l’ecologia dell’attenzione

Ecologia dell'attenzione e internet sostenibile
Luca De Biase in un ottimo post che riprende il tema dell’Ecologia dell’attenzione da lui stesso affrontato qualche giorno fa in un paper, ci consegna una rilfessione illuminante sulla sostenibilità e i potenziali pericoli dello sviluppo di Internet:

Il problema è, mi pare: il percorso di sviluppo del medium delle persone che cresce su internet è sostenibile?

La risposta è tutt’altro che scontata e gli scenari possibili sono molteplici come si può leggere nel post.
Bisogna ringraziare però Luca De Biase per aver messo in agenda e ribadito alcune concettualizzazioni importanti:

Internet non è un medium nè una tecnologia
Le persone sono il medium e Internet è un ecosistema complesso in cui convivono protagonisti dei fenomeni e parassiti
Il modello di business dei media tradizionali e delle major è quello della disattenzione

Considerando l’insieme del sistema dei media tradizionali, della pubblicità, delle major, può essere che la dinamica monetariamente interessante non sia quella dell’attenzione ma quella della disattenzione. Molte entità che vogliono imporre il loro punto di vista sanno che le persone distratte hanno comportamenti automatici quando sono sottoposte a un martellamento di messaggi semplici e ripetitivi.

Lo sviluppo sostenibile di Internet è legato dunque alla ricerca dell’attenzione, non per fini immediatamente monetizzabili, ma sopratutto per costruire relazioni e conversazioni. Quindi in netto contrasto alla strategia della disattenzione dei media.
Le persone, con i loro User Generated Content, possono diventare protagonisti nella costruzione di una nuova ecologia dell’informazione.

Lo scenario è ottimistico e auspicabile.
È anche vero, però, che molte di queste persone sono oggi i protagonisti di una certa economia della disattenzione, quella che suggerisce un continuo cambio di contesti comunicativi e relazionali e che plasma quella che ho già definito in un altro post, la Generazione Altrove.
Chi in questa generazione nascente riuscirà a costruire una vera ecologia dell’attenzione?

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