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	<title>Fabrizio Napoli&#039;s Blog. Comunicazione Sostenibile 2.0 &#187; Ecologia della Informazione</title>
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	<description>Discussioni sulla sostenibilità della comunicazione e sulla ecologia dell&#039;informazione e dell&#039;attenzione.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 24 Mar 2012 11:56:28 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il declino del modello di business dei giornali</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 11:53:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fab</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia dell'informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia della Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[giornali]]></category>

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		<description><![CDATA[I giornali perdono ricavi pubblicitari, bruciano posti di lavoro e guadagnano poco dalle versioni online. Un altro modello di business è possibile?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fabrizionapoli.it/wp-content/uploads/ricavigiornali2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-478" title="I ricavi dei giornali negli USA" src="http://www.fabrizionapoli.it/wp-content/uploads/ricavigiornali2.jpg" alt="I ricavi dei giornali negli USA" width="500" height="350" /></a>Per parlare della condizione dei giornali al giorno d&#8217;oggi è forse meglio coinvolgere alcuni &#8220;fatti&#8221; emergenti da una <a href="http://stateofthemedia.org/">inchiesta recente sullo stato dell&#8217;informazione negli USA</a>.</p>
<ul>
<li>I giornali sono <a href="http://www.ojr.org/ojr/people/robert/201203/2062/">l&#8217;industria che muore più velocemente negli Stati Uniti.</a><br />
Negli ultimi 5 anni hanno perso circa il 28% della forza lavoro;</li>
<li>I giornali <strong>continuano a perdere introiti pubblicitari</strong> dalla versione cartacea <strong>non rimpiazzati sufficientemente dai ricavi delle versioni digitali</strong>, ovvero i ricavi provenienti da abbonamenti/subscription di vario tipo e dala pubblicità online nei vari formati (display, contextual, etc&#8230;).<br />
<strong>Per ogni dollaro di ricavi provenienti dalla versione digitale i giornali ne perdono 7  sulla versione cartacea</strong>.<br />
<a href="http://www.journalism.org/analysis_report/search_new_business_model">E altri dati molto allarmanti</a> che devono far riflettere.</li>
<li>Come risposta i giornali <a href="http://www.emarketer.com/Article.aspx?R=1008900">sembrano guardare con ottimismo</a> ad un incremento della raccolta pubblicitaria dai formati <em>targeted</em> e <em>display</em> (banner, video) che saranno comunque insufficienti a bilanciare le perdite delle versioni cartecee e rimarrano presumibilmente ancora una porzione minoritaria dei ricavi.</li>
</ul>
<p>Comunque si vogliano leggere questi dati si possono trarre alcune conclusioni facilmente condivisibili:</p>
<ul>
<li>I giornali sembrano non fare molti sforzi per inventarsi un <strong>nuovo modello di business economicamente sostenibile</strong>. E sembrano non comprendere che un nuovo modello di business è anzitutto che un nuovo modello di relazione con i lettori più che con gli inserzionisti pubblicitari.  I lettori rimangono <em>target</em> e la pubblicità che verrà è <em>smart targeted advertising</em>;</li>
<li>Nel giro di pochi anni <strong>molti giornali scompariranno</strong>, e questo non solo negli USA;</li>
<li>La sostenibilità economica del sistema dell&#8217;informazione giornalistica è strettamente connessa alla s<strong>ostenibilità dell&#8217;ecosistema dell&#8217;informazione</strong>. L&#8217;adattamento del tradizionale modello di business dei giornali &#8211; la vendita di spazi pubblicitari e di &#8220;contesto pubblicitario&#8221;, in senso più ampio &#8211; alle versioni online degli stessi giornali si è sinora rivelato improduttivo e fortemente &#8220;inquinante&#8221;.<br />
Un nuovo modello sostenibile passa anche per una <a href="http://www.fabrizionapoli.it/ecologia-informazione/riduzione-della-complessita-e-ecologia-dellinformazione/">riduzione della complessità</a> dell&#8217;informazione e del suo sistema di relazioni nonché per un coinvolgimento dei lettori in pratiche di costruzione collaborativa delle risorse informative e del prodotto finale dell&#8217;informazione.</li>
</ul>
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		<item>
		<title>Riduzione della complessità e ecologia dell&#8217;informazione</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 10:04:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fab</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia dell'informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia della Informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Come persone, aziende, media e istituzioni possono ridurre la complessità e l'inquinamento del sistema dell'informazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-453" title="Complessita" src="http://www.fabrizionapoli.it/wp-content/uploads/complessita.jpg" alt="Complessità" width="500" height="351" /></p>
<p>Per descrivere il proliferare di stimoli comunicativi, sorgenti di attenzione e fonti di informazione degli ultimi 3 anni si è parlato di <a title="Il flusso quotidiano di email, feed, tweet e sms inonda la vita lavorativa e privata. Quali sono le conseguenze di questo overload informativo? Un approccio all'uso sostenibile delle informazioni." href="http://www.fabrizionapoli.it/ecologia-informazione/ecologia-della-informazione-al-tempo-di-twitter-e-del-blackberry/">ecologia  dell&#8217;informazione</a>, di inquinamento o overload informativo, di<a href="http://blog.debiase.com/2012/01/i-commons-e-lecosistema-dellin.html"> (eco)sistemi della conoscenza diffusi</a> e in continuo cambiamento e di come affrontare tutto ciò con pratiche diffuse e condivise di <a title="Comunicazione sostenibile" href="http://www.fabrizionapoli.it/tag/comunicazione-sostenibile/">comunicazione sostenibile</a>.</p>
<p>Per le persone, le aziende, le istituzioni e per i produttori di contenuti informativi (media, designer e altro) il problema ha ovviamente conseguenze e soluzioni diverse. Eppure pratiche quotidiane, strategie di comunicazione e linee guida informative ed editoriali possono essere messe in atto ispirandosi ad un unico concetto: <strong>la riduzione della complessità</strong>.</p>
<dl>
<dt>Per le persone</dt>
<dd>È ora di assegnare delle priorità alla propria esposizione e partecipazione ai tanti contesti che assediano la nostra attenzione ogni giorno: i media tradizionali, i <em>social network</em>, le <em>app</em> e il generale inquinamento informativo che ci circonda. Da anni ci imponiamo diete alimentari ispirate a vari principi e pratiche di consumo, più o meno sostenibile. È ora di pensare anche al nostro dispendio di attenzione (non è una risorsa infinita) e di disciplinarlo con &#8220;diete&#8221; ispirate a principi che ci consentano di comprendere il valore di ogni nostro coinvolgimento in un contesto comunicativo. La <strong>riduzione della complessità</strong> può essere un principio utile per costruire la nostra dieta di attenzione quotidiana.</dd>
<dt>Per le aziende</dt>
<dd><strong>La complessità non paga</strong>: né come modello di business (Clay Shirky nel 2010 già sanciva<a href="http://www.shirky.com/weblog/2010/04/the-collapse-of-complex-business-models/"> &#8220;The Collapse of Complex Business Models&#8221;</a>), né come strategia di comunicazione. Tramonta l&#8217;era della <em>corporate communication </em>granitica, delle strategie di persuasione del consumatore soppiantate da relazioni agili, orizzontali e liquide con il cliente/consumatore, relazioni che devono sottostare ad un continuo adattamento per la nascita e la morte di vari contesti di interazione. Meno saranno complesse le strategie di comunicazione più sarà facile per l&#8217;azienda gestire questo processo di adattamento continuo.</dd>
<dt>Per le istituzioni</dt>
<dd><strong>La riduzione della complessità deve essere un imperativo</strong>, una <em>best practice</em> di tutte le iniziative di informazione e comunicazione della PA con auspicabili estensioni anche alle azioni amministrative e di governo del territorio.<br />
Un&#8217;ottima direzione è stata presa in questo senso con la <a href="http://www.accessibile.gov.it/tag/riduzione-dei-siti-web-della-pa/">riduzione dei siti Internet della PA</a>, intrapresa da circa un anno da alcune amministrazioni. Ma le istituzioni non solo sono ancora complesse e operano in modo complesso ma producono purtroppo informazioni complesse. Allo stato attuale la semplificazione rimane solo una misera etichetta per giustificare l&#8217;istituzione di un nuovo ministero.</dd>
<dt>Per i produttori di contenuti (media, designer)</dt>
<dd>Il <strong>modello di produzione industriale dell&#8217;informazione</strong>, con una generazione bulimica di notizie e contenuti con lo scopo principale di generare &#8220;contesto&#8221; pubblicitario è da mettere in discussione. Non rischia solo di perdere l&#8217;attenzione faticosamente cercata ma anche credibilità e autorevolezza (aggravando in questo ultimo caso un problema già esistente). Questa sovrapproduzione di contenuti e informazioni tradisce la stessa<strong> missione storica dell&#8217;informazione</strong>: fornire intepretazioni a fenomeni in atto più o meno complessi. È un fatto, ad esempio, che il giornalismo come oggi lo conosciamo nasca proprio con l&#8217;avvento di un mondo complesso, in cui la repentina comparsa di nuovi modelli di relazioni industriali, economiche e politiche  faceva nascere il bisogno di narrazioni che &#8220;spiegassero il mondo&#8221;. In un certo senso<strong> la riduzione della complessità è una vocazione propria dell&#8217;informazione</strong> su cui riflettere per l&#8217;elaborazione di nuovi modelli di <em>newsmaking.</em></dd>
<dd>Anche <strong>designer e sviluppatori</strong>, che nello scenario attuale possono essere compresi nell&#8217;etichetta di &#8220;produttori di contenuti&#8221;, devono affrontare il problema. Nello sviluppo di applicazioni e interfacce per dispositivi mobili (smartphone e tablet) si sta consolidando una pratica per risolvere il problema della visualizzazione dei contenuti in maniera simile su tanti schermi diversi: ridurre la complessità dei <em>layout</em> e delle informazioni presentate, privilegiando gli elementi essenziali per l&#8217;interazione e più significativi per il visitatore. È una tendenza che contagia anche il design dei siti Internet tradizionali e presto sconfinerà in altre aree del design. È un piccolo ma ottimo spunto che viene, peraltro, dal cuore del problema: il web.</dd>
</dl>
<p>È indispensabile che si costruisca una consapevolezza attorno al tema della complessità dell&#8217;ecosistema dell&#8217;informazione perché è indubbiamente vero che, <a href="http://blog.debiase.com/2012/02/per-unecologia-dellinformazion.html">come afferma Luca De Biase</a></p>
<blockquote><p>L&#8217;ecologia dell&#8217;informazione si trova probabilmente oggi al livello in cui l&#8217;ecologia dell&#8217;ambiente si trovava una trentina d&#8217;anni fa&#8230;</p></blockquote>
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		</item>
		<item>
		<title>Twitter e la Vertigine delle Liste</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 15:21:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fab</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia della Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Real Time Web]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Le liste come antidoto al disordine digitale e strumento per la riduzione della complessità. Liste di strategie minime per una comunicazione sostenibile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-367" title="realtimewebeliste" src="http://www.fabrizionapoli.it/wp-content/uploads/realtimewebeliste.jpg" alt="Il real time web e le liste" width="430" height="230" /><br />
È appena passata una settimana in cui le <strong>liste</strong> hanno fatto parlare di sé.</p>
<ul>
<li><strong>Twitter</strong> ha inaugurato il 30 ottobre <a title="post sul blog di twitter" href="http://blog.twitter.com/2009/10/theres-list-for-that.html">la nuova feature</a> che consente di creare infinite liste di contatti nominandole con etichette a piacere</li>
<li><strong>Repubblica.it</strong> ha pubblicato un <a title="iste per sognare e per non dimenticare" href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/tecnologia/play-list/play-list/play-list.html">articolo</a> sulla passione dilagante sul web per i vari programmi di creazione liste (personali, di lavoro, to-do list, ecc.)</li>
<li><strong>Umberto Eco</strong> ha tenuto una <a title="Conférence d'ouverture de la thématique imaginée par Umberto Eco" href="http://www.louvre.fr/llv/auditorium/detail_evenement.jsp?theme=10134198674149127&amp;CONTENT%3C%3Ecnt_id=10134198674149138&amp;CURRENT_LLV_EVENT%3C%3Ecnt_id=10134198674149138&amp;FOLDER%3C%3Efolder_id=9852723696500955">conferenza al Louvre</a> sul tema &#8220;La Vertigine della Lista&#8221;, che inaugura un ciclo di conferenze sul tema delle liste</li>
</ul>
<p>La <em>Vertigine della Lista</em> è anche il titolo dell&#8217;ultimo saggio di Eco in cui viene affrontato il tema della fascinazione delle liste nella storia e proposte le classificazioni di &#8220;liste pratiche&#8221; e &#8220;liste poetiche&#8221;.</p>
<p>Sia le liste di Twitter che il nuovo libro di Umberto Eco suggeriscono alcune definizioni importanti per i nuovi scenari della comunicazione:</p>
<dl>
<dt>Le liste sono una forma di riduzione della complessità</dt>
<dd>Sono dunque una <strong>cura al disordine digitale</strong>, uno spazio di sospensione del flusso disorganico e prorompente di informazioni e contenuti tipico del <a title="Discussioni sul web dei twit, dei feed e dei social media. Come un nuovo flusso di contenuti sta cambiando Internet." href="http://www.fabrizionapoli.it/category/real-time-web/">Real Time Web</a> e della comunicazione nell&#8217;era digitale in genere. </dd>
<dt>Le liste sono una forma di narrazione e descrizione della realtà</dt>
<dd>Propongono <strong>priorità e interpretazioni</strong> e, anche se meramente pratiche (come le liste di Twitter), incarnano una certa potenzialità poetica o fascinatoria;</dd>
<dt>Le liste sono una risorsa di identità</dt>
<dd>Suggeriscono un&#8217;<em>autorevolezza del contenuto</em>, spesso uno schema di principi e di intenti; le liste sono tanti <strong>piccoli manifesti valoriali o del pensiero</strong> cui aderire o no (e le identità negative sono quelle più forti, si sa). </dd>
</dl>
<p>Sono concetti astratti, cari alle scienze sociali, ma facilmente declinabili in pratiche di comunicazione sostenibile nell&#8217;era del digitale e del real time web.</p>
<p>Chiunque abbia l&#8217;onere o la voglia di comunicare in questa era distinta da disordine, disattenzione e alta competizione sui contenuti deve sicuramente avvicinarsi a questi concetti.</p>
<p>Saper fornire priorità, interpretazioni e risorse di identità, più o meno forti, è stata e sarà sempre la migliore strategia di <strong>comunicazione  sostenibile</strong> per conquistare autorevolezza e attenzione.</p>
<p><strong>Ridurre la complessità</strong> deve imporsi come principio di <a title="Discussioni sulla sostenibilià delle nuove forme della informazione e dell'overload informativo che ne deriva" href="http://www.fabrizionapoli.it/category/ecologia-informazione/">ecologia della informazione</a> da applicare nei vari mezzi e tecniche di comunicazione istituzionale, aziendale o personale.<br />
Anche utilizzando le liste di Twitter.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Ecologia dell&#8217;informazione al tempo di Twitter e del Blackberry</title>
		<link>http://www.fabrizionapoli.it/ecologia-informazione/ecologia-della-informazione-al-tempo-di-twitter-e-del-blackberry/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 10:02:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fab</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia dell'informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia della Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Internet Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Media Sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[Il flusso quotidiano di email, feed, tweet e sms inonda la vita lavorativa e privata. Quali sono le conseguenze di questo overload informativo? Un approccio all'uso sostenibile delle informazioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-297" title="ecologiainformazione_twittereblackberry" src="http://www.fabrizionapoli.it/wp-content/uploads/ecologiainformazione_twittereblackberry.png" alt="Ecologia dell'Informazione" width="430" height="250" /><br />
Era il &#8220;lontano&#8221; 2005 quando una <a title="Infomania worse than marijuana Articolo sul sito della BBC" href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/4471607.stm">ricerca commissionata dalla Hewlett Packard</a> affermava:</p>
<blockquote><p>I lavoratori distratti dalle email e dalle telefonate subiscono un calo del quoziente intellettivo più di due volte superiore a quello rilevato nei fumatori di marijuana</p></blockquote>
<p>E la vita quotidiana non era ancora invasa dalle email in <em>push</em> sui Blackberry, dai <em>tweet</em>, dagli SMS e dai vari contenuti che inondano il web oggi. Un <a title="Confess your symptoms of information overload and addiction" href="http://www.guardian.co.uk/technology/blog/2009/sep/24/information-overload">articolo del Technology Blog del Guardian</a> ha esortato i lettori a confessare i propri sintomi di <a title="Sovraccarico cognitivo: voce su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sovraccarico_cognitivo">overload da informazioni</a> e di dipendenza dal flusso di aggiornamenti sulle vite altrui emanato dal web, diffuso nei vari luoghi digitali (social network, telefoni, etc&#8230;).</p>
<h2>Quali sono le conseguenze dell&#8217;Information Overload?</h2>
<p>Le prime conseguenze osservate in alcune ricerche e nella analisi di alcuni fenomeni di cronaca sono abbastanza catastrofiche e inquietanti:</p>
<dl>
<dt>Calo della produttività e della creatività</dt>
<dd>Le continue interruzioni provocate dalle email in arrivo o dai vari aggiornamenti del <a title="Voce di Wikipedia sul lifestreaming" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lifestreaming">lifestreaming</a> altrui causano una perdita di tempo ben superiore a quella che deriverebbe dalla semplice lettura delle nuove informazioni. Spesso queste interruzioni vengono usate per leggere altre informazioni o eseguire altri compiti divergenti da quello su cui si era impegnati o attinenti ad altre sfere (familiare, affettiva), confermando una commistione tra tempi di lavoro, svago e consumo tipica della società attuale. Insomma si innesca una catena di distrazione continua e il ritorno alla concentrazione al compito originario comporta spesso un ulteriore consumo di tempo e risorse cognitive. </dd>
<dt>Deficit dell&#8217;attenzione</dt>
<dd>Questo ciclo di distrazione continua (o &#8220;continua attenzione parziale&#8221; come definito in una ricerca) presenta sintomi e caratteristiche simili a quelle dei disturbi da attenzione determinati su base genetica. </dd>
<dt>Rivolta anti-tecnologica dei figli </dt>
<dd>I protagonisti di questa rivolta <a title="Voce di Wikipedia sul luddismo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luddista">neo-luddista</a> sono i <a title="Articolo sul Wall Street Journal" href="http://online.wsj.com/public/article/SB116553463083344032-SzuhOlzamjgoRWAGOqtyX7h8ldM_20071208.html">Blackberry Orphans</a>, ovvero poveri figli ignorati da quei genitori impegnati costantemente a leggere e inviare email dal proprio Blackberry, che hanno sviluppato strategie di rivendicazione dell&#8217;attenzione come buttare nel W.C. il telefono di papà o imporre restrizioni precise alla mamma sull&#8217;uso dell&#8217;odiato oggetto. </dd>
<dl></dl>
</dl>
<h2>Un approccio ad un uso sostenibile delle informazioni sul web</h2>
<p>Gli imperativi sono:</p>
<ul>
<li>Ridurre il carico di informazioni</li>
<li>Praticare una <a title="Lo sviluppo sostenibile di Internet è legato ad una ecologia dell'attenzione i cui protagonisti saranno le persone con le loro relazioni e conversazioni online." href="http://www.fabrizionapoli.it/internet/sostenibilita-di-internet-e-ecologia-della-attenzione/">ecologia dell&#8217;attenzione</a></li>
<li>Filtrare le informazioni</li>
</ul>
<h3>Alcuni consigli</h3>
<dl>
<dt>Email</dt>
<dd>
<ul>
<li>Scrivere email <strong>brevi</strong> ed essenziali</li>
<li>Limitare l&#8217;<strong>uso dei &#8220;cc&#8221;</strong> e &#8220;rispondi a tutti&#8221;: interessare solo le persone a cui serve effettivamente l&#8217;informazione</li>
<li>Limitare l&#8217;uso delle <strong>email in mobilità</strong> (Yes we can!). Spegnere il blackberry quando si deve.</li>
<li>Assegnare <strong>momenti specifici</strong> della giornata per <strong>leggere e scrivere email</strong>, non consentire alle email di arrivare ogni minuto</li>
<li>Evitare di consegnare <em>ansia</em> ai destinatari con espressioni del tipo &#8220;prima possibile&#8221;, &#8220;con sollecitudine&#8221;, etc&#8230;</li>
<li>Pensare prima di scrivere: <strong>il messaggio è veramente necessario?</strong> In questo senso sarebbe utile darsi anche una <strong>quota massima giornaliera di email</strong> da inviare&#8230;</li>
</ul>
</dd>
<dt>Social Network</dt>
<dd>
<ul>
<li>Assegnare un <strong>tempo preciso della giornata</strong> alla consultazione degli aggiornamenti su Facebook, Twitter, Myspace, etc&#8230; Non lasciare aperti accessi e finestre, né tantomeno rendersi disponibili a tutte le ore in chat</li>
<li><strong>Limitare</strong> i retweet, i &#8220;condividi&#8221; e tutte le altre repliche di contenuto</li>
</ul>
</dd>
<dt>Blog, Feed e altri contenuti online</dt>
<dd>
<ul>
<li><strong>Usare le proprie reti sociali</strong> e le community come un valido <strong>filtro</strong>; è bene fidarsi delle segnalazioni di chi ha interessi simili<br />
(dai una occhiata al Blogroll accanto dunque&#8230;)</li>
<li>Scrivere <strong>post brevi e significativi</strong><br />
(non come questo per intenderci&#8230;)</li>
<li><strong>Ridurre i feed e le sorgenti di informazione</strong> selezionandole continuamente<br />
(spero che tu abbia già aggiunto questo blog all&#8217;aggregatore quindi&#8230;)</li>
<li><strong>Dedicare un tempo specifico</strong> della giornata alla lettura di questi contenuti e non &#8220;sforare&#8221;</li>
</ul>
</dd>
</dl>
<p>E per le chat e il telefono?<br />
Qualcuno ha consigli da dare?</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Un esempio di comunicazione INsostenibile</title>
		<link>http://www.fabrizionapoli.it/societa/un-esempio-di-comunicazione-insostenibile/</link>
		<comments>http://www.fabrizionapoli.it/societa/un-esempio-di-comunicazione-insostenibile/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 May 2009 13:51:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fab</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione insostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia della Informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[La comunicazione delle banche è sempre chiara e di utilità per il cliente? Vediamo un pessimo esempio di comunicazione sostenibile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-196" title="Comunicazione incompensibile" src="http://www.fabrizionapoli.it/wp-content/uploads/saywhat.jpg" alt="Comunicazione incompensibile" width="430" height="270" /><br />
Che le banche debbano ancora fare grandi passi avanti verso la trasparenza delle informazioni, il corretto rapporto con il cliente e altre cose è un tema sin troppo discusso.</p>
<p>Vale la pena però di far entrare in questo dibattito concetti semplici ed efficaci come:</p>
<dl>
<dt>La intellegibilità delle informazioni al cliente</dt>
<dd>Le comunicazioni inviate alla clientela sono comprensibili? La banca parla con il linguaggio della clientela di riferimento?</dd>
<dt>La effettiva usabilità delle informazioni</dt>
<dd>Si capisce tutto, ma ora che devo fare?</dd>
</dl>
<p>In poche parole qualche passo verso una <strong>comunicazione più sostenibile</strong>.</p>
<p>Ecco invece un ottimo esempio di <strong>comunicazione insostenibile</strong>.<br />
Da IntesaSanPaolo ricevo e pubblico volentieri:</p>
<blockquote><p><strong>Proposta A: Tasso Fisso</strong><br />
Parametro IRS lettera della durata corrispondente al prossimo periodo, rilevato il primo giorno del mese che precede di quattro mesi l&#8217;inizio del prossimo periodo stesso, maggiorato di 1,76 punti.<br />
Tale paramentro sarà rilevato da &#8220;Il Sole 24 Ore&#8221; o, in assenza di tale testata, da altra stampa specializzata o direttamente dalla Federazione Bancaria Europea (Circuito Reuters)</p>
<p><strong>Proposta B: Tasso variabile</strong><br />
Determinato sulla base della media aritmerica delle quotazioni giornaliere, per data di contrattazione del tasso EURIBOR 6 mesi, ovvero delle analoghe quotazioni che dovessero sostituire il tasso Euribor. Tali quotazioni saranno rilevata dada &#8220;Il Sole 24 Ore&#8221; o, in assenza di tale testata, da altra stampa specializzata o direttamente dalla Federazione Bancaria Europea (Circuito Reuters).</p>
<p>Il parametro saà riferito alle rilevazioni effettuate nel mese che precede di due mesi ciascun periodo di interessi.</p>
<p>Il tasso così risultante, da considerarsi nominale annuo, andrà maggiorato di uno spread nominale annuo nella misura di 1,75 punti.</p></blockquote>
<p>Tutto chiaro, no?</p>
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		</item>
		<item>
		<title>E se Google non trovasse più quello che cerchiamo?</title>
		<link>http://www.fabrizionapoli.it/google/e-se-google-non-trovasse-piu-quello-che-cerchiamo/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 16:07:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fab</dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Motori di Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia della Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Internet Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Media Sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[Le informazioni su Internet aumentano anche per merito dei contenuti generati dagli utenti nei media sociali. I motori di ricerca riusciranno a stare al passo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-135" title="I Motori di Ricerca e le persone" src="http://www.fabrizionapoli.it/wp-content/uploads/motoridiricercaepersone.jpg" alt="I Motori di Ricerca e le persone" width="430" height="250" /><br />
I <strong>motori di ricerca</strong>, primi tra tutti Google, sono di fronte ad una sfida cruciale: riuscire a trovare le informazioni cercate tra una quantità crescente di nuovi contenuti che inonda il Web e la cui presenza in rete è destinata ad aumentare ancora nei prossimi mesi.</p>
<p>La crescita dei contenuti è e sarà sopratutto crescita di <a title="User Generated content: nuovi modelli di business con la crescita" href="http://www.fabrizionapoli.it/internet/user-generated-content-nuovi-modelli-di-business/">contenuti generati dagli utenti</a>: video, post e commenti nei blog, ma sopratutto contenuti generati dagli utenti nei <strong>media sociali</strong>, nello specifico i <em>social network</em> come <a title="Facebook non ha bisogno di introduzioni" href="http://www.facebook.com/">Facebook</a> e le applicazioni di <a title="Voce di Wikipedia sul micro-blogging" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Microblogging">micro-blogging</a> come <a title="Twitter.com" href="http://twitter.com/">Twitter</a> o <a title="il micro-blogging secondo Google" href="http://www.jaiku.com/">Jaiku</a> (quest&#8217;ultimo recentemente acquisito da Google, guarda un po&#8217;&#8230;).</p>
<p>Questi nuovi contenuti di tipo <em>social</em> si caratterizzano per:</p>
<dl>
<dt>Essere fondamentalmente <strong>informazioni sulle persone</strong> </dt>
<dd>(che sto facendo, cosa penso, quali cause sostengo, le mie foto ecc&#8230;)</dd>
<dt>Avere una <strong>fruizione molto limitata nel tempo</strong></dt>
<dd>(Chi mai vorrà sapere con Twitter cosa stavo facendo 2 settimane fa?)</dd>
</dl>
<h2 class="ask">Google e gli altri motori di ricerca troveranno questi contenuti facilmente?</h2>
<p>I primi allarmi ci sono già stati (<a title="Post sul Technology Blog del Guardian" href="http://www.guardian.co.uk/technology/blog/2009/jan/26/twitter-pollution">How can Google cope with Twitter pollution?</a>) e la questione solleva degli interrogativi sull&#8217;ecologia della informazione on line e la <a title="Lo sviluppo sostenibile di Internet è legato ad una ecologia dell'attenzione i cui protagonisti saranno le persone con le loro relazioni e conversazioni online." href="http://www.fabrizionapoli.it/internet/sostenibilita-di-internet-e-ecologia-della-attenzione/">sostenibilità dello sviluppo di Internet</a>, già affrontati in questo blog.</p>
<p>Il problema principale posto da queste nuove forme di contenuto su Internet è che esse <strong>destrutturano la forma più comune di contenuto</strong> presente  su Internet fino ad oggi, fatta soprattutto di informazioni più o meno complesse ed esaustive, cercate, trovate e mostrate dai motori di ricerca senza una specifica rilevanza temporale (o perlomeno una che sia al passo con la costante generazione di questo nuovo tipo di contenuti).</p>
<p>I nuovi contenuti, come già detto, sono <strong>nano-informazioni</strong>, piccoli frammenti di vite e di esperienze il cui valore è sopratutto <strong>essere fruibili e condivisibili in tempo reale</strong>.<br />
Sono il <em>real-time web</em> opposto allo <em>slow web</em>, come lo abbiamo conosciuto sino ad oggi.</p>
<h2>I motori di ricerca dovranno trovare persone, non solo informazioni</h2>
<p>È prevedibile che le ricerche degli utenti riguarderanno sempre più questo tipo di contenuti, una tendenza sicuramente favorita dalla crescita nell&#8217;utilizzo dei media sociali.</p>
<p>Sembra che Google e gli altri motori di ricerca facciano attualmente fatica ad indicizzare i contenuti del <em>real-time web</em> o <a title="Le difficoltà dei motori di ricerca ad indicizzare i nuovi contenuti della rete" href="http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/tecnologia/web-motori/web-motori/web-motori.html">Deep Web</a>. O potrebbero in ogni caso essere inadeguati a gestire l&#8217;inquinamento dell&#8217;informazione provocato dalla loro visibilità nelle ricerche degli utenti (qualcuno potrebbe anche obiettare che se cerco un Hotel a Napoli non voglio visualizzare l&#8217;ultimo <em>twit</em> di Fabrizio Napoli&#8230;).</p>
<p>In queste condizioni la gente potrebbe anche cominciare a cercare altrove&#8230;</p>
<p>Se i social network decidessero (come faranno) di potenziare le funzioni di ricerca sul web (anche <a title="Facebook Integra Microsoft Live Search. post su Mashable" href="http://mashable.com/2008/10/07/facebook-live-search/">integrando tecnologie &#8220;esterne&#8221;</a>), l&#8217;utilizzo dei motori di ricerca potrebbe calare.<br />
E questa sarebbe una brutta gatta da pelare per Google &amp; Co&#8230;</p>
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		<item>
		<title>La sostenibilità di Internet e l&#8217;ecologia dell&#8217;attenzione</title>
		<link>http://www.fabrizionapoli.it/internet/sostenibilita-di-internet-e-ecologia-della-attenzione/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 11:04:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fab</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia della Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Internet Sostenibile]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo sviluppo sostenibile di Internet è legato ad una ecologia dell'attenzione i cui protagonisti saranno le persone con le loro relazioni e conversazioni online.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-112" title="Ecologia dell'attenzione e internet sostenibile" src="http://www.fabrizionapoli.it/wp-content/uploads/internetsostenibile.jpg" alt="Ecologia dell'attenzione e internet sostenibile" width="430" height="282" /><br />
<a title="Blog di Luca De Biase" href="http://blog.debiase.com/">Luca De Biase</a> in un <a title="Post sul Blog di Luca de Biase" href="http://blog.debiase.com/2009/02/attenzione-a-russo.html">ottimo post</a> che riprende il tema dell&#8217;<strong>Ecologia dell&#8217;attenzione</strong> da lui stesso affrontato qualche giorno fa in un <a title="Ecologia dell'Attenzione. Paper a cura di Luca De Biase" href="http://blog.debiase.com/paper/ecologia-dellattenzione.html">paper</a>, ci consegna una rilfessione illuminante sulla sostenibilità e i potenziali pericoli dello sviluppo di Internet:</p>
<blockquote><p>Il problema è, mi pare: il percorso di sviluppo del medium delle persone che cresce su internet è sostenibile?</p></blockquote>
<p>La risposta è tutt&#8217;altro che scontata e gli scenari possibili sono molteplici come si può leggere nel post.<br />
Bisogna ringraziare però Luca De Biase per aver messo in agenda e ribadito alcune concettualizzazioni importanti:</p>
<dl>
<dt>Internet non è un medium <a title="Post sul Blog di Mauro Lupi" href="http://admaiora.blogs.com/maurolupi/2003/10/internet_comuni.html">nè una tecnologia</a></dt>
<dd><strong>Le persone sono il medium</strong> e <strong>Internet è un ecosistema</strong> complesso in cui convivono protagonisti dei fenomeni e parassiti</dd>
<dt>Il modello di business dei media tradizionali e delle <em>major</em> è quello della disattenzione </dt>
</dl>
<blockquote><p>Considerando l&#8217;insieme del sistema dei media tradizionali, della pubblicità, delle major, può essere che la dinamica monetariamente interessante non sia quella dell&#8217;attenzione ma quella della disattenzione. Molte entità che vogliono imporre il loro punto di vista sanno che le persone distratte hanno comportamenti automatici quando sono sottoposte a un martellamento di messaggi semplici e ripetitivi.</p></blockquote>
<p>Lo <strong>sviluppo sostenibile di Internet</strong> è legato dunque alla <strong>ricerca dell&#8217;attenzione</strong>, non per fini immediatamente monetizzabili, ma sopratutto per <strong>costruire relazioni e conversazioni</strong>. Quindi in netto contrasto alla strategia della disattenzione dei media.<br />
Le persone, con i loro <a title="I contenuti generati dagli utenti stanno affrontando una fase particolare. In che modo media e aziende possono trarre beneficio da questi contenuti?" href="http://www.fabrizionapoli.it/internet/user-generated-content-nuovi-modelli-di-business/">User Generated Content</a>, possono diventare protagonisti nella costruzione di una <strong>nuova ecologia dell&#8217;informazione</strong>.</p>
<p>Lo scenario è ottimistico e auspicabile.<br />
È anche vero, però, che molte di queste persone sono oggi i protagonisti di una certa economia della disattenzione, quella che suggerisce un continuo cambio di contesti comunicativi e relazionali e che plasma quella che ho già definito in un altro post, la <a title="I media digitali plasmano una nuova generazione che vive le sue relazioni spostandosi continuamente da un contesto ad un altro. Come comunicare a questi utenti?" href="http://www.fabrizionapoli.it/societa/media-digitali-generazione-altrove/">Generazione Altrove</a>.<br />
Chi in questa generazione nascente riuscirà a costruire una vera ecologia dell&#8217;attenzione?</p>
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