Tag Archives: Ecologia della Informazione

Un esempio di comunicazione INsostenibile

Comunicazione incompensibile
Che le banche debbano ancora fare grandi passi avanti verso la trasparenza delle informazioni, il corretto rapporto con il cliente e altre cose è un tema sin troppo discusso.

Vale la pena però di far entrare in questo dibattito concetti semplici ed efficaci come:

La intellegibilità delle informazioni al cliente
Le comunicazioni inviate alla clientela sono comprensibili? La banca parla con il linguaggio della clientela di riferimento?
La effettiva usabilità delle informazioni
Si capisce tutto, ma ora che devo fare?

In poche parole qualche passo verso una comunicazione più sostenibile.

Ecco invece un ottimo esempio di comunicazione insostenibile.
Da IntesaSanPaolo ricevo e pubblico volentieri:

Proposta A: Tasso Fisso
Parametro IRS lettera della durata corrispondente al prossimo periodo, rilevato il primo giorno del mese che precede di quattro mesi l’inizio del prossimo periodo stesso, maggiorato di 1,76 punti.
Tale paramentro sarà rilevato da “Il Sole 24 Ore” o, in assenza di tale testata, da altra stampa specializzata o direttamente dalla Federazione Bancaria Europea (Circuito Reuters)

Proposta B: Tasso variabile
Determinato sulla base della media aritmerica delle quotazioni giornaliere, per data di contrattazione del tasso EURIBOR 6 mesi, ovvero delle analoghe quotazioni che dovessero sostituire il tasso Euribor. Tali quotazioni saranno rilevata dada “Il Sole 24 Ore” o, in assenza di tale testata, da altra stampa specializzata o direttamente dalla Federazione Bancaria Europea (Circuito Reuters).

Il parametro saà riferito alle rilevazioni effettuate nel mese che precede di due mesi ciascun periodo di interessi.

Il tasso così risultante, da considerarsi nominale annuo, andrà maggiorato di uno spread nominale annuo nella misura di 1,75 punti.

Tutto chiaro, no?

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E se Google non trovasse più quello che cerchiamo?

I Motori di Ricerca e le persone
I motori di ricerca, primi tra tutti Google, sono di fronte ad una sfida cruciale: riuscire a trovare le informazioni cercate tra una quantità crescente di nuovi contenuti che inonda il Web e la cui presenza in rete è destinata ad aumentare ancora nei prossimi mesi.

La crescita dei contenuti è e sarà sopratutto crescita di contenuti generati dagli utenti: video, post e commenti nei blog, ma sopratutto contenuti generati dagli utenti nei media sociali, nello specifico i social network come Facebook e le applicazioni di micro-blogging come Twitter o Jaiku (quest’ultimo recentemente acquisito da Google, guarda un po’…).

Questi nuovi contenuti di tipo social si caratterizzano per:

Essere fondamentalmente informazioni sulle persone
(che sto facendo, cosa penso, quali cause sostengo, le mie foto ecc…)
Avere una fruizione molto limitata nel tempo
(Chi mai vorrà sapere con Twitter cosa stavo facendo 2 settimane fa?)

Google e gli altri motori di ricerca troveranno questi contenuti facilmente?

I primi allarmi ci sono già stati (How can Google cope with Twitter pollution?) e la questione solleva degli interrogativi sull’ecologia della informazione on line e la sostenibilità dello sviluppo di Internet, già affrontati in questo blog.

Il problema principale posto da queste nuove forme di contenuto su Internet è che esse destrutturano la forma più comune di contenuto presente  su Internet fino ad oggi, fatta soprattutto di informazioni più o meno complesse ed esaustive, cercate, trovate e mostrate dai motori di ricerca senza una specifica rilevanza temporale (o perlomeno una che sia al passo con la costante generazione di questo nuovo tipo di contenuti).

I nuovi contenuti, come già detto, sono nano-informazioni, piccoli frammenti di vite e di esperienze il cui valore è sopratutto essere fruibili e condivisibili in tempo reale.
Sono il real-time web opposto allo slow web, come lo abbiamo conosciuto sino ad oggi.

I motori di ricerca dovranno trovare persone, non solo informazioni

È prevedibile che le ricerche degli utenti riguarderanno sempre più questo tipo di contenuti, una tendenza sicuramente favorita dalla crescita nell’utilizzo dei media sociali.

Sembra che Google e gli altri motori di ricerca facciano attualmente fatica ad indicizzare i contenuti del real-time web o Deep Web. O potrebbero in ogni caso essere inadeguati a gestire l’inquinamento dell’informazione provocato dalla loro visibilità nelle ricerche degli utenti (qualcuno potrebbe anche obiettare che se cerco un Hotel a Napoli non voglio visualizzare l’ultimo twit di Fabrizio Napoli…).

In queste condizioni la gente potrebbe anche cominciare a cercare altrove…

Se i social network decidessero (come faranno) di potenziare le funzioni di ricerca sul web (anche integrando tecnologie “esterne”), l’utilizzo dei motori di ricerca potrebbe calare.
E questa sarebbe una brutta gatta da pelare per Google & Co…

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La sostenibilità di Internet e l’ecologia dell’attenzione

Ecologia dell'attenzione e internet sostenibile
Luca De Biase in un ottimo post che riprende il tema dell’Ecologia dell’attenzione da lui stesso affrontato qualche giorno fa in un paper, ci consegna una rilfessione illuminante sulla sostenibilità e i potenziali pericoli dello sviluppo di Internet:

Il problema è, mi pare: il percorso di sviluppo del medium delle persone che cresce su internet è sostenibile?

La risposta è tutt’altro che scontata e gli scenari possibili sono molteplici come si può leggere nel post.
Bisogna ringraziare però Luca De Biase per aver messo in agenda e ribadito alcune concettualizzazioni importanti:

Internet non è un medium nè una tecnologia
Le persone sono il medium e Internet è un ecosistema complesso in cui convivono protagonisti dei fenomeni e parassiti
Il modello di business dei media tradizionali e delle major è quello della disattenzione

Considerando l’insieme del sistema dei media tradizionali, della pubblicità, delle major, può essere che la dinamica monetariamente interessante non sia quella dell’attenzione ma quella della disattenzione. Molte entità che vogliono imporre il loro punto di vista sanno che le persone distratte hanno comportamenti automatici quando sono sottoposte a un martellamento di messaggi semplici e ripetitivi.

Lo sviluppo sostenibile di Internet è legato dunque alla ricerca dell’attenzione, non per fini immediatamente monetizzabili, ma sopratutto per costruire relazioni e conversazioni. Quindi in netto contrasto alla strategia della disattenzione dei media.
Le persone, con i loro User Generated Content, possono diventare protagonisti nella costruzione di una nuova ecologia dell’informazione.

Lo scenario è ottimistico e auspicabile.
È anche vero, però, che molte di queste persone sono oggi i protagonisti di una certa economia della disattenzione, quella che suggerisce un continuo cambio di contesti comunicativi e relazionali e che plasma quella che ho già definito in un altro post, la Generazione Altrove.
Chi in questa generazione nascente riuscirà a costruire una vera ecologia dell’attenzione?

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