Caro Marco Camisani Calzolari,
mi spiace che un’ottusa idolatria ti abbia costretto ad un rifugio tra le mura di casa con tutte le preoccupazioni che seguono e che sentiamo.
Finirà presto, credo. I furori che agitano i follower delle star di Internet (quelli veri si capisce, non i terrribili BOT) tendono a spegnersi presto per essere sostituiti da altri altrettanto stupidi ed effimeri.

Ti ho fatto una domanda…

Caro @marcocc,
ti ho scritto 4 volte sul tuo account Twitter chiedendoti quale fosse la tua preparazione universitaria a sostegno della pubblicazione della tua ricerca “Analisi sui follower di Beppe Grillo su Twitter” che hai diffuso in rete nei giorni scorsi scatendando il pandemonio che conosciamo.

Ma… nessuna risposta.

Perché ti ho fatto questa domanda?

Perchè fare uno

“studio quantitativo e qualitativo in relazione ai comportamenti umani…”

implica una conoscenza profonda di una serie di tematiche proprie delle scienze sociali tra le quali:

  • la formulazione delle ipotesi di ricerca
  • la formazione del campione
  • la scelta degli indicatori
  • l’analisi dei dati
  • i processi interpretativi

in poche parole: un metodo scientifico.

Perché non mi rispondi?

Da un professore di Linguaggi Digitali (sorry, ma la IULM ha detto che non sei un professore) mi aspettavo, non dico tutti i 140 caratteri del box di twitter, ma almeno  50-60 con l’indicazione di una tua laurea, di un eventuale master e/o – (perché no?), di un Ph.D. in scienze sociali.

Ma invece (sigh!) non ho avuto alcuna risposta.
Né, confesso, riesco a ritrovare nelle varie pagine in rete che contengono la tua biografia alcuna menzione ai tuoi studi universitari, cosa che per un Teaching Professor è abbastanza inconsueta o comunque anomala.

Caro prof. Calzolari, le ri-chiedo, dunque:

  • Qual è la sua preparazione universitaria e/o post-universitaria nel campo della ricerca sociale?
  • Dove ha imparato le metodologie e le tecniche della ricerca sociale?
  • La ricerca che ha pubblicato è tutta in quelle 6 pagine del documento pdf – come il link sul suo sito (“Presso questo link è possibile scaricare la ricerca completa”) sembra suggerire – o dobbiamo attenderci una versione più completa ed esaustiva (nel qual caso sarebbe meglio correggere il link in “Scarica un abstract”)?

Dichiaro che:

  • sono un utente reale, non un BOT!
  • non sono un fan di Beppe Grillo, né un follower, né un simpatizzante;
  • sono ovviamente contro qualsiasi forma di intimidazione/minaccia/attacco personale che ti possa arrivare per il solo fatto di aver espresso un’opinione. Solidarietà dunque;
  • non sono un sostenitore di Silvio Berlusconi;
  • sono assolutamente convinto che centinaia, migliaia di falsi account Twitter siano follower di Beppe Grillo come di tanti altri personaggi;
  • ti scrivo da semplice cittadino, osservatore, e anche un po’ da “persona del mestiere”;
  • Non voglio fare polemica ma solo instaurare un sano dibattito.

Mi rispondi ora?

Grazie.
Con stima.

Fabrizio.

Commenti (31)

roberto dadda

23 luglio, 2012 H: 12:04

La stessa domanda per motiviidentici la ho fatta varie volte, ma il titolo di studio di Marco e’ un segreto molto meglio conservato del terzo di Fatima! E’ anche bizzarro che una università non richieda ai sui professori di segnalare la cosa sul sito della scuola, la situazione e’ strana, io mi aspettavo che IULM prendesse le distanze dalla bagarre che si e’ di fatto creata su numeri poco più che casuali. Io il lavoro di Mrco lo ho preso molto sul serio e, come d’uso nel mondo accademico, puntialmente criticato. Non ho avuto risposta, solo qualche insulto e il ban da ogni spazio di Camisani. http://robertodadda.blogspot.fr/2012/06/di-marco-camisani-calzolari-e-del.html

Rispondi

Fab

23 luglio, 2012 H: 12:22

E’ veramente insolito che un professore non produca il suo titolo di studio. E, come dici, tu lo IULM potrebbe sollecitarlo. (Sollecitiamo noi lo IULM?). Ho letto il tuo post e ovviamente ne condivido il contenuto.
Mi spiace degli insulti che hai ricevuto tu come di quelli che ha ricevuto Calzolari.
Sembra in questo momento non ci sia spazio per un dibattito sulla preparazione universitaria di un professore che pubblica un documento di 6 pagine spacciandolo per una ricerca senza essere risucchiati dalla logica del pro/contro qualcuno.
Calzolari di’ qualcosa, please, se non hai una laurea non fa niente, ti lasceranno comunque il posto di professore però almeno sapremo perché hai prodotto una ricerca così debole dal punto di vista del metodo.
(le ipotesi rimangono valide).

Rispondi

Alberto

23 luglio, 2012 H: 14:19

Quello di Camisani Calzolari credo sia un caso umano. Lo conosco da un decennio, ma allora si faceva chiamare Uno Puntozero. Esattamente, al telefono si dichiarava così.
Ricordo di averglielo sbattuto in faccia dopo che non volle dichiararsi col nome reale. Piccole soddisfazioni, il mio istinto non mi ingannava.

C’è molto in rete su di lui.
Vi allego una lettera al corriere di Severgnini del 2004.
http://www.corriere.it/solferino/severgnini/04-02-07/03.spm

 
Uno Puntozero
Caro Severgnini,
ho letto il suo articolo «Un bimbo chiamato 2.0 per amor di computer» (4 febbraio) e mi dispiace deluderla, ma la devo informare che in Italia, da anni ormai, esiste nel mondo informatico ma non solo, una persona che si fa chiamare Uno Puntozero. Questa persona ha convinto me e tanti altri colleghi di lavoro a chiamarlo «Uno» perché aveva sviluppato la prima versione in assoluto di un non ben specificato programma. Non le nascondo che ricordo con piacere le volte in cui, dopo aver chiesto «Chi è?» al citofono, io e i colleghi ci sbellicavamo dalle risate quando lui rispondeva «Uno…» perché, si sa, noi italiani abbiamo molta fantasia, quindi dopo quel semplice articolo indeterminativo ci mettevamo di tutto. Ma tant’è, questa persona, al secolo Marco Camisani Calzolari, che può anche lei conoscere visitando il sito http://www.unopuntozero.com/ ne ha fatta di strada, riuscendo addirittura a condurre un programma televisivo presentandosi con questo nome. In certi momenti abbiamo pensato che assecondarlo in questa sua mania poteva risultargli dannoso, ma alla luce dei fatti direi che mi ha divertito scoprire che, finalmente, conosco un italiano che arriva prima di un americano.
Cordialità,

Denise Provesi, denise73@libero.it

Rispondi

roberto dadda

24 luglio, 2012 H: 08:49

Mi hanno fatto notare che su LinkedIn il titolo di studio c’e anche se e’ un po’ cripticoi.

“Engineer ” in inglese non vuole dire ingegnere, vuole genericamente tecnico, quello che manovra la macchina che raccoglie l’immondizia si chiama per esempio “garbage engineer”. In realtà non e’ un titolo di studio!

Rispondi

Fab

24 luglio, 2012 H: 10:31

L’ho visto anche io.
Ho chiesto anche alla IULM di comunicarmi il titolo di studio del prof. Calzolari e sono in attesa di risposta.
Ad ogni modo, come dici tu, è un po’ criptico.
Se uno ha un titolo di studio universitario lo dichiara indicando anche la facoltà in cui lo ha conseguito, specialmente su Linkedin dove è un elemento per trovare connessioni. Attendiamo…

P.s. ho notato che su Friendfeed si è scatenata una discussione su questa semplice domanda che ho posto.
A molti sembra una domanda “cretina”.
Non starò a ribattere.
Dico solo che il senso di questa domanda non è scoprire se Calzolari insegna alla IULM con una laurea o no ma capire quale sia la preparazione universitaria di un professore che pubblica un documento di analisi molto approssimativa spacciandola per una ricerca.
Tutto qua. Per fare ricerca sociale la laurea serve eccome, preferibilmente in scienze sociali.

Rispondi

Giorgio

24 luglio, 2012 H: 12:28

Rispondi

Fab

24 luglio, 2012 H: 12:36

Ti ringrazio, l’avevo già vista.
Ma come dicevo manca qualsiasi riferimento al titolo di studio del prof. Calzolari. E per una pagina di presentazione di un professore sul sito Internet di una università è molto insolito.

Rispondi

Giorgio

24 luglio, 2012 H: 12:48

La pagina di presentazione di un professor è molto comune in università, infatti prendi per esempio questa http://docenti.unicatt.it/ita/angelo_caloia/

Dove sono chiaramente indicati le Lauree conseguite.

anche sul sito dello IULM se si ricercano proffessor non associati è indicato il titolo di studio: http://tinyurl.com/cg5mq6a

Se si cerca sul sito dello IULM all’interno dei bandi di gara si scopre che i Professori di I fascia devono soddisfare i seguenti requisiti:
e) di appartenere ad una delle seguenti categorie:
1. candidati che abbiano conseguito l’idoneità ai sensi della Legge 210/1998 o ai sensi dell’art. 1 comma 6 della Legge 230/2005;
2. professori di prima e seconda fascia già in servizio presso altri atenei alla data di entrata in vigore della Legge 240/2010;
3. studiosi stabilmente impegnati all’estero in attività di ricerca o insegnamento a livello universitario in posizioni accademiche corrispondenti a quelle italiane ai sensi del decreto ministeriale 236/2011;

Rispondi

Fab

24 luglio, 2012 H: 12:53

@Giorgio Appunto… stiamo sollecitando la @uniiulm su twitter a fornire questa informazione (sempre che ne siano in possesso…)

Rispondi

Francesco Soldo

25 luglio, 2012 H: 16:52

Ma chi sei tu per pretendere una risposta? Ti senti la Gabanelli? Volevi fare la Iena?
Basta leggere la bio di MCC per rendersi conto che è titolato per affrontare questi temi e che ha esperienza da vendere. Oppure pensi che abbia inventato anche quello?
Leggi cosa dice sulla ricerca un titolatissimo Professore. Pare che sia stato capace di farla bene:

TWITTERGATE: SACCO; ANALISI CORRETTA, SI DISCUTA SUI DATI
IL PROF BOCCONI HA VISIONATO CAMPIONE GRILLO; 1% MARGINE ERRORE
(ANSA) – LONDRA, 25 LUG – “Abbiamo visionato uno per uno i
presunti falsi del campione riferito all’account di Beppe Grillo
e il margine di errore è basso, intorno all’1%. Quindi
l’analisi c’é”. A parlare è Francesco Sacco, professore
presso l’università Bocconi, dipartimento Management e
Tecnologia.
“Mi piacerebbe – dice all’ANSA – che il web fosse uno spazio
civile dove si dibatte e non attacca a livello personale. Detto
questo, non esiste la metodologia perfetta. Pensiamo a Blade
Runner: trovare i replicanti era un’arte”. L’importante dunque
é l’approccio e Sacco ha insistito perché questa volta i dati
‘crudi’ della ricerca sugli account dei politici fossero
pubblicati in toto così che ognuno potesse svolgere una contro
verifica. “Facciamo una scommessa: in quanti si prenderanno la
briga?”. E la polemica che si è scatenata. “I risultati
possono non piacere. Ma ripeto, l’analisi c’é. E io non sono
uno schierato”. (ANSA).
http://www.linkedin.com/pub/francesco-sacco/0/a0/498

Rispondi

Fab

25 luglio, 2012 H: 17:27

Wow Francesco, quanta energia!
Prova a fare un respiro prima di commentare…
Chi sono io c’è scritto qua, qua e forse anche da altre parti.
Ma fondamentalmene sono nessuno, uno qualunque.
Sono uno che la mattina si sveglia, assiste a questa cagnara tra Grillo e Calzolari, cerca di saperne di più e si va a leggere (attentamente) il documento pdf pubblicato da Camisani Calzolari.
Per scoprire che non sta metodologicamente in piedi (e non sono l’unico a pensarla così).
Allora cerco di capire di più, cerco di capire se una ricerca di questo tipo è stata fatta con un minimo background di conoscenze nella ricerca sociale che generalmente si apprendono con un percorso di studi universitario in scienze sociali.
Perché vedi, Francesco, la ricerca sociale si fa con le tecniche e le basi, un po’ come gli ingegneri progettano le strutture.
Faresti costruire un ponte a qualcuno che non ha una laurea in ingegneria?
O ti faresti curare da un medico non laureato in medicina?

E’ per questo che mi ostino a chiedere lumi sul titolo di studio di Camisani Calzolari.

Titoli ed esperienza da vendere ce l’hanno in tanti, quello che mi suggerisci non vuol dire nulla pur essendo sicuramente vero.
Quando uscirà il report completo sulla verifica effettuta dal prof. Sacco lo leggerò con piacere, per ora rimane un lancio di agenzia impossibile da verificare.
Saluti.

P.s. e tu, Francesco, dicci: chi sei?

Rispondi

Alberto

25 luglio, 2012 H: 18:37

Ma anche questo prof. Bocconi che ha visionato i presunti falsi del campione di Grillo.
- come ha fatto a capire che erano falsi?
- come ha calcolato il tasso di errore?
- quale metodo è stato usato per scegliere il campione? Quale metodo di “randomizzazione”?
- quale conoscenza ha il prof. Sacco di analisi quantitative? Che studi e competenze ha relativi a twitter&c?
- è disponibile il campione per un controllo incrociato?
Grazie

Rispondi

Fab

25 luglio, 2012 H: 23:26

Attendiamo infatti di sapere di più su questa “verifica” del prof. Sacco.
Allo stato dei fatti c’è solo uno sgangherato lancio ANSA.

Rispondi

Alberto

26 luglio, 2012 H: 08:30

Rispondi

Sandro Gerotti

26 luglio, 2012 H: 11:13

La ricerca non è stata fatta da camisani ma dalla sua azienda inglese. Pare che viva là. Si tratta della DigitalEvaluations http://digitalevaluations.com/study
Chiuderei il CV di tutto lo staff che ci ha lavorato…

Rispondi

Fab

26 luglio, 2012 H: 11:22

Il primo documento pubblicato da Camisani Calzolari sul suo sito riporta come autore Calzolari stesso e non la sua società inglese.
Per la cronaca: una società costituita circa un mese fa di cui non si conosce neanche un membro dello staff (saranno BOT anche loro?)
Come dimostra un semplice controllo sul sito della Company House UK:
http://wck2.companieshouse.gov.uk/ff2030331ba7f2393705c66629f0dc19/compdetails.

Rispondi

Sandro Gerotti

26 luglio, 2012 H: 13:47

Dalla company house si evince che i soci sono camisani calzolari e matteo flora. Immagino abbiano anche dei collaboratori.

Rispondi

Fab

26 luglio, 2012 H: 14:35

Lo immagino anche io.
Per ora ci resta solo l’immaginazione…
Ma non è così importante alla fine: anche se la ricerca fosse stata fatta dal solo Calzolari in persona non sarebbe un problema purché sia metodologicamente solida.
Ma non lo è, questo è il punto.

Rispondi

Alberto

26 luglio, 2012 H: 22:02

Pare che Matteo Flora sia proprio Ceo di The Fool, la società che ha sviluppato l’algoritmo usato da Camisani per trovare i bot. http://www.thefool.it/chi-siamo/
Ora sappiamo che è anche socio di Camisani. Il cerchio si chiude.

Rispondi

Alberto

27 luglio, 2012 H: 02:13

Vi segnalo anche questo articolo, citato da Camisana redivivo su twitter http://www.pierotaglia.net/follower-fake-bot-inattivi-limportanza-dei-dati/

Come volevasi dimostrare, sostiene che i famosi BOT sono sostanzialmente utenti inattivi. E noi che abbiamo perso tempo dietro a questa gente…

Rispondi

Piero Tagliapietra

27 luglio, 2012 H: 19:15

Ho visto un trackback e sono arrivato qui.

1) MCC si è cancellato da Twitter quindi è interessante pretendere risposte da un account non più attivo
2) il prof. Sacco è èocente di Strategia aziendale presso l’Università dell’Insubria, Varese ed è managing director del centro di ricerca EntER dell’Università Bocconi, Milano La sua ricerca è rivolta principalmente ai temi legati all’impatto delle tecnologie e del software sulle strategie aziendali. Ha scritto su temi legati alle tecnologie su Economia & Management, Il Sole 24 Ore, Corriere della Sera, La Repubblica, Web Marketing Tools, ComputerWorld e GDO Week. È membro fondatore di Equiliber.org,
3) Che io sappia il campione è random secondo D’(N,n) = N^n (o disposizioni con ripetizione)
4) Per capire chi è Matteo Flora consiglio un giro sul suo profilo linkedin: su certi temi è il migliore che ci sia IMHO http://www.linkedin.com/in/matteoflora
5) Mi sembra pretestuosa la richiesta dei titoli: sei un esperto SEO, a che titolo fai domande? È un’argomentazione debole, sempre IMHO siamo allo straw man argument
6) sul tema professore forse potrebbe esserti utile leggere questo post http://www.massimomelica.net/professori-si-diventa-stando-dietro-una-tastiera/ (anche in questo caso negare il titolo nel post è un artificio retorico piuttosto noto che trovo alquanto triste)

Rispondi

Fab

27 luglio, 2012 H: 19:25

Salve Piero
1. @marcocc non si è mai cancellato da Twitter, ha solo sospeso la visibilità del suo account per qualche giorno per poi ripristinarla seppure con qualche legittimo accorgimento (protezione dei tweet). E io comunque le domande gliele ho fatte quando l’account era visibile…
2. Ho letto il CV del prof. Sacco. E allora? Cosa vorresti dirmi?
3. “Il campione è random”. E quindi?
4. Ho letto il CV di Matteo Flora, mi sembra un ottimo professionista con i giusti titoli di studio (lui). E quindi? Chi ha mai detto il contrario?
5. Io faccio domande a chi voglio non ho bisogno di titoli (che pure ho) per fare una domanda. E così è per tutti. Tutti, con cortesia, domandano quello che vogliono a tutti. Se mi gira faccio domande pure al Papa. (“Straw Man argument”? riprendi in mano la lingua italiana Piero…)
6. L’articolo di Massimo Melica l’ho già letto e lo condivido appieno sopratutto quando descrive la carriera del professore universitario che comincia da una laurea…

Fact-checking Piero…

Rispondi

Piero Tagliapietra

30 luglio, 2012 H: 17:35

in realtà la risposta sul prof. Sacco era più ad Alberto che a te.
Dato che c’era una domanda (sempre di @alberto) sul modo in cui sono stati raccolti i dati mi sembrava carino informarvi che il metodo che è stato usato è quello suggerito dai principali studiosi del campo (ripetizione con sostituzione) fatta sui singoli account (in questo caso non sono state scelte variabili demografiche perché si tratta non di una popolazione ma del gruppo ristretto dei follower di un determinato individuo).
Personalmente il fact checking che è stato fatto non mi sembra particolarmente accurato (ed anche le relative modifiche).
Stenderei un velo pietoso sul paragrafo “E allora uno decide di controllare e scopre che”…
Essere sui Social Medi non comporta l’obbligo di interagire con tutti (e soprattutto di giustificarsi).

Rispondi

Fabrizio Napoli

30 luglio, 2012 H: 17:44

Ok Piero,
ho capito esattamente quello che intendi a proposito del campionamento.
ma dimmi:
Cosa non ti sembra accurato nel mio post? Ho scritto qualcosa che non è vero o che non è corretto? E perché non ti piacciono neanche le modifiche (che sono state fatte per rendere giustizia ai chiarimenti a cui si è arrivati dopo i vari comunicati della IULM e relative risposte di Camisani Calzolari)?
Sicuramente uno non è obbligato a fornire risposte, però in questo caso era corretto farlo, visto il ruolo che si ricopre.
“il metodo che è stato usato è quello suggerito dai principali studiosi del campo”
Quali studiosi ad esempio?

Ciao.

Rispondi

Piero Tagliapietra

30 luglio, 2012 H: 23:21

ciao Fabrizio, quel metodo statistico è usato per diverse ricerche a Stanford (sempre in ambito digital).
Personalmente non credo avrei risposto perché si tratta di una contro-rgomentazione debole poco sensata (così come il riferimento allo studio Previti nell’altro post: ha qualche influsso sulla ricerca o sulla validità dell’algoritmo? No, al massimo tenta di instillare un dubbio di credibilità nei confronti dell’autore). Personalmente preferisco la critica sulla scientificità dato che il documento presentato è solo una ricerca (non ha infatti tutti i crismi della ricerca scientifica) :)

Fabrizio Napoli

31 luglio, 2012 H: 08:50

Ok Piero.
Lasciamo stare il campionamento per un attimo e le differenze di opinione su cosa avresti scritto tu e come avresti risposto.
Che mi dici di:

  • Scelta degli indicatori? Sulla base di quali criteri (risultanze da altre ricerche?) si sono scelti gli indicatori che definiscono il comportamento “umano”? E la scala valore proposta (“un punto, due punti”). Nella ricerca c’è solo una dichiarazione di cosa è stato scelto non come e perché. Questo solitamente nella ricerca sociale è un punto molto critico che, non c’è bisogno di dirlo, è in grado di condizionare gli esiti e le interpretazioni.
  • “E’ stato utilizzato un software in grado di analizzare, a campione random, i Twitter
    follower dell’account”. Quale software? Per consentire ad altri di replicare la rilevazione va dichiarato.

Ora ti chiedo:
sulla base di tanta inevitabile indeterminatezza non era meglio presentare una “proposta di studio” anziché pubblicare questo documento come “ricerca”, annunciarlo in pompa magna con svariati comunicati stampa ed esporsi a contestazioni legittime (non parlo ovviamente dei fan di Grillo)?

Alberto

28 luglio, 2012 H: 08:42

Confermo, MCC è attivo ma evidentemente a certe domande preferisce non rispondere.
Sul campione random, vorrei un risposta più appropriata da chi ha sviluppato la ricerca (non sei tu Piero o mi sbaglio?).
Quale modalità di scelta del campione. Statistiche (chi2) sulla verosimiglianza del campione. Quale funzione di pseudorandomizzazione usata. Non mi sembra che il prof. Sacco dica nulla in proposito, forse perché non fanno parte delle sue qualifiche professionali.
Non a caso il lavoro è stato rigettato dallo IULM…

Rispondi

Fab

28 luglio, 2012 H: 08:52

Infatti.
Perché “random” in una rilevazione statistica non vuol dire proprio nulla.
Vaglielo a spiegare…

Rispondi

Alberto

28 luglio, 2012 H: 16:55

Rispondi

Fabrizio Napoli

28 luglio, 2012 H: 17:34

non ne ho la minima idea.

Rispondi

Trackbacks/Pingbacks

  1. [...] Milano, che ha appena pubblicato un documento di analisi sui follower Twitter di Beppe Grillo, di dichiarare il suo titolo di studio. E questo non per stabilire improbabili dittature del cognitariato laureato, ma solo per capire se [...]

Lascia un commento