Medioera 20 Luglio 2012
A Medioera venerdì 20 Luglio si è discusso dei #makers: gli artigiani digitali che stanno reinventando il modello di produzione e offerta ispirandosi alla tradizione artigianale italiana e mettendo a disposizione di comunità di persone non un prodotto ma i mezzi per costruire un prodotto che risponda alle proprie necessità, gusti, aspettative e progettualità.

Si è parlato di piccole unità hardware scalabili e open-source con cui costruirsi dispositivi più o meno complessi (Arduino), di stampanti 3D e tagliatrici laser (Vectorealism) di officine a disposizione degli artigiani digitali (Italia Veloce) e di network per promuovere le proprie creazioni (Garage Design) o raccogliere fondi per sviluppare una iniziativa (Eppela).

Provo a riassumere alcuni dei temi emersi.

La creatività è un passo indietro?

Christian Grande di Italia Veloce ha affermato ad un certo punto:

è necessario fare un passo indietro, tornare a creare.

Per quanto sia comprensibile il senso di questa affermazione dovremmo pensare alla creatività come ad un passo avanti, un gesto di liberazione intellettuale da un modello di consumo, ormai asfittico, che è tutt’altro che creativo; semmai è iterativo, seriale.

L’unico passo indietro ammesso: l’on-demand

L’on-demand (altro tema citato come uno dei principi ispiratori dell’artigianalità digitale) è l’unico vero passo indietro se consideriamo che prima della rivoluzione industriale la quasi totalità della produzione era on-demand (Avete mai sentito di calzolai rinascimentali che producevano stock di calzature da immagazzinare per mesi in attesa che qualche signorotto fiorentino passasse a comprarle?). E l‘on-demand (se ne è discusso ampiamente) è il punto di avvio per una produzione sostenibile in termini economici e ambientali.

I prodotti dei #makers sono storie

Le produzioni degli artigiani aumentati incarnano storie personali e collettive. Storie di idee, progetti, successi e fallimenti, utilità e futilità. Sono narrazioni non esaustive e spesso senza una conclusione definita, aperte ad essere reinterpretate da altri.
Sono dunque i veri prodotti con un alto valore aggiunto: le persone e le loro storie.

L’empowerment del consumatore

Sono le persone che costruiscono il prodotto non gli uffici commerciali delle aziende.
Un caso classico è il caffé nei bar italiani (esposto con sapienza in un articolo su internazionale.it):
l’azienda crea la miscela, ma ogni cliente vuole un caffé diverso (macchiato caldo/freddo, al vetro, in tazza grande ecc…).
Il caffé bevuto è il risultato delle aggiunte e delle scelte individuali più che dello sforzo produttivo della azienda.

L’artigianalità digitale esalta questo processo di spostamento di potere dalla azienda al consumatore, lo coltiva e ne fa il modello di relazione principale con le persone.

Qualunque modello di produzione non può ignorare questi processi emergenti, deve anzi inglobarli interamente nei processi produttivi. Potremmo dire che il prossimo passo che le aziende (anche quelle più innovative) devono affrontare è di passare dall’ascolto e dalla conversazione alla collaborazione con le persone che sono già clienti o potenziali.

La lezione di Richard Sennett

Si tratta insomma di coltivare quelle pratiche che Richard Sennet ha descritto con due saggi i cui temi sono sorprendentemente attinenti ai temi trattati a Medioera:

 

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