Le conversazioni sul web e le aziende

In una settimana (passata) in cui tutti i grossi player del web sembrano essere stati contagiati dalla voglia di fare qualcosa per affrontare il fenomeno real-time web
(Bing-Twitter, Google-Twitter due accordi in un solo giorno, wow!)
si afferma un principio importante:

il web è conversazione.

Anzi conversazioni. Tra persone, in tempo reale.

La definizione descrive un’importante trasformazione dalla forma originaria del World Wide Web da enorme, sconfinato – ma ordinato – archivio di informazioni ad un ecosistema di micro-conversazioni dalla natura disordinata e frammentaria.

I protagonisti indiscussi della prima forma del world wide web sono stati i motori di ricerca con la loro capacità di fornire risposte alle ricerche degli utenti.

I protagonisti del real-time web sono invece le persone e l’inarrestabile flusso di conversazioni che generano nei social media (ma non solo).

Sulla natura di queste conversazioni (collaborativa? competitiva?) si interroga Luca De Biase.

Sulla opportunità e necessità delle aziende e delle istituzioni di conversare con le persone nel web si dibatte molto invece, ma modelli, strategie e metriche di riferimento rimangono ancora in uno stato beta che forse, però, sembra essere il miglior approccio adattativo ad una forma del web che rimarrà, per sua natura, disordinata e mutevole (“Prendere atto del disordine” suggerisce Mauro Lupi).

Perché aziende e istituzioni devono conversare con le persone nel web

Alcuni spunti che devono far riflettere:

I motori di ricerca stanno diventando “conversazionali”
Le ricerche nei motori di ricerca comprendono termini e frasi simili sempre più simili alle conversazioni del mondo reale.
La sinergia tra search e social media e gli effetti sulla pubblicità online
Una ricerca condotta negli USA afferma che gli investimenti pubblicitari online delle aziende che conversano sono più redditizi. In breve: le persone che hanno trovato un marchio o una azienda contemporaneamente sui motori di ricerca e sui social media cliccano di più sugli annunci pubblicitari sul web.
“I mercati sono conversazioni”
Dal pluricitato Cluetrain Manifesto del 1999.

Cosa fare per conversare nel web?

Per aziende e istituzioni il punto importante non è fare qualcosa (aprire un blog, un account twitter, etc…) ma capire.

Ovvero:

Sviluppare una nuova web intelligence
Monitorando i trend di ricerca e conversazione su motori di ricerca e social media per individuare temi e spazi di conversazione idonei.
Comprendere la natura delle conversazioni sul web
Non conversare per persuadere ma per costruire condivisione, collaborazione e valore con le persone.
Sviluppare una comunicazione aziendale sostenibile nelle conversazioni
Il flusso di conversazioni sul web cresce in maniera esponenziale e disordinata, inondando la vita privata e lavorativa delle persone. In breve tempo si svilupperanno atteggiamenti individuali di difesa da questo “inquinamento” e quindi una selezione continua delle varie conversazioni da seguire.  Si può ipotizzare che le conversazioni che sopravviveranno a queste selezioni saranno le più autorevoli e rispondenti a reali esigenze e richieste fatte dalle persone.
Per guadagnare credibilità e autorevolezza tutte le forme di conversazione sul web dovrebbero essere quindi improntate ad una ecologia della attenzione e a nuovi modelli di comunicazione aziendale in cui la pubblicizzazione tradizionale di un prodotto o di un servizio lascia invece spazio alla promozione di opportunità di dialogo e conversazione con l’azienda.

Sono solo pochi spunti e non ovviamente una spiegazione organica e strutturata di come aziende e istituzioni dovrebbero avvicinarsi alle conversazioni sul web.
La migliore definizione, del resto, rimane quella di Avinash Kaushik,

Social media is like teen sex. Everyone wants to do it. No one actually knows how.
When finally done, there is surprise its not better.

Commenti (4)

Lorenzo

27 ottobre, 2009 H: 11:29

Beh le istituzioni sicuramente prima o poi si incontreranno sul web… non adesso, non finchè c’è questa generazione al comando… ma quando la nostra generazione (adesso di 30enni) e anche quelle dopo di noi saranno al comando, visto che sono nati e cresciuti sul web, come potranno tirar fuori il web anche dalla politica? :)

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Fab

27 ottobre, 2009 H: 11:43

Il punto è fare conversare istituzioni e persone sul web. Non credo, come dici tu, che la generazione al comando abbia le competenze necessarie ad affrontare la complessità di questi nuovi scenari di comunicazione sul web. Ma ho anche il dubbio che queste competenze le abbia la nostra generazione. Sono competenze “emergenti” ancora in via di definizione.
Uno spunto è su questo post
http://marketingusabile.blogspot.com/2009/10/il-vantaggio-competitivo-20.html

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Nanna

3 agosto, 2011 H: 15:41

You´re quite right… to many compagnies and institutions are saying and trying to do different markering things on the web, without even considering how to do i properly. I hope that someday there grow a new knowledge about how to operate on the web.

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