La crescita degli user generated content
C’è un gran parlare negli ultimi mesi del futuro degli UCG (User Generated Content) e dei modelli di business che si svilupperanno attorno a questo fenomeno. Paul Verna, senior analyst di Emarketer e autore di un rapporto sul tema dal titolo abbastanza esplicativo User-Generated Content: More Popular than Profitable, afferma giustamente in un post (Can User-Generated Content Change Your World?) che

[...] there is no easy road to riches in user-generated content

e spegne l’ottimismo che ha accompagnato il fenomeno dai suoi inizi.

Gli UCG infatti stanno creando ultimamente non pochi problemi:

  • spostano audience dai media tradizionali a quelli digitali causando il calo di ascolti e di lettori che preoccupa non poco ultimamente TV e giornali
  • non generano gli stessi guadagni del loro esordio
  • pongono spesso problemi di copyright costringendo i grandi publisher ad affrontare onerose cause legali

Quale sarà il ruolo degli UCG nei prossimi mesi?

In che modo utenti, aziende e media tradizionali potranno trarre un beneficio dai contenuti generati dagli utenti?
A mio giudizio sono ipotizzabili alcuni scenari:

Crescita degli User & Company Generated Content.
Crescerà la presenza in rete di contenuti realizzati dagli utenti su speficici topic proposti dalle aziende. Questo tipo di co-produzione (già discretamente in atto) può avere la forma di contest pubblicitari (vedi Zooppa o il recente VCAM su Current), iniziative tese a fare community su specifici progetti web aziendali o altre iniziative virali e meno riconducibili alla pubblicità in senso stretto.
Insomma gli UCG come manifestazione di un processo di coinvolgimento sempre maggiore degli utenti nella costruzione dei brand
Crescita del Revenue Sharing
Già nel 2006 Victor Keegan sul Guardian si chiedeva:
Can’t we all share in the search bounty?
Da allora si è mosso poco. Il modello della condivisione dei guadagni fatica a decollare. Si sono mossi anche giganti come YouTube (seppure con un programma limitato e poco trasparente) ma per ora non si osserva crescita apprezzabile di questo modello di business.
Eppure potrebbe esserci ancora uno spazio.
Potrebbero essere ad esempio i media tradizionali e le aziende a proporre agli utenti dei programmi di co-publishing: agli utenti potrebbe essere offerta la possibilità di pubblicare sul web i contenuti generati dai media e/o dalle aziende, con una licenza che elimini i problemi di copyright e, cosa più importante, con un compenso legato alla visualizzazione online dei contenuti.
Content Pollution e selezione delle informazioni
Gli UCG cresceranno sensibilmente, è un’opinione condivisa. Potrebbe però diventare difficile orientarsi in questa crescita che rimarrebbe fondamentalmente non organizzata. Cercare contenuti specifici o informazioni, recensioni, pareri potrebbe diventare difficile a causa di un progressivo “inquinamento” dell’informazione. In questo scenario alcuni soggetti potrebbero porsi come aggregatori/selezionatori credibili di contenuti e informazioni selezionati per tema e in accordo con le ricerche degli utenti.
Tutto ciò esiste già, sia chiaro, però potrebbe diventare uno scenario ancora più proficuo per progetti web di aziende che vogliono costruirsi una reputazione online. In sostanza le aziende potrebbero trarre forza da una potenziale debolezza degli UCG. I guadagni delle aziende non sarebbero immediatamente monetizzabili, ma già da tempo in molti suggeriscono una lettura diversa della efficacia di queste iniziative.

Ovviamente nessuno scenario esclude l’altro…

Commenti (5)

giangi

19 febbraio, 2009 H: 19:50

Bravo Fabrì! solleviamo questo gran polverone già tacitamente disperso nell’aria ma…se è vero come è vero che l’era del digitale sta facendo piazza pulita di tutto il metodo informativo tradizionale, è altresì vero che codesto polverone si sta muovendo nel medesimo digital/space tra tastiere e monitor, o no?
Quanti sentiranno la tua voce di denuncia?
E denunciando la caduta del tradizionale metodo informativo attraverso la causa del suo stesso precipitare, non stiamo forse contribuendo ad alimentarne la decadenza?

Provoco ergo sum sive poco existo!
Quì aspetto la tua risposta che già prevedo ma che voglio lentamente leggere assaporandone quel GIUSTO gusto infervorato!

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Fab

26 febbraio, 2009 H: 17:35

@giangi
Non volevo avere la presunzione di pubblicare una denuncia.
Il fatto, apparentemente paradossale, che queste discussioni avvengano in un luogo digitale (un blog) può aiutare forse a qualificare meglio questi luoghi e a non rafforzare lo stereotipo comune di Internet come luogo pericoloso, attentato alla privacy, covo di pedofili ecc..
Insomma nei luoghi digitali può accadere di tutto!

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  1. [...] Quindi in netto contrasto alla strategia della disattenzione dei media. Le persone, con i loro User Generated Content, possono diventare protagonisti nella costruzione di una nuova ecologia [...]

  2. [...] crescita dei contenuti è e sarà sopratutto crescita di contenuti generati dagli utenti: video, post e commenti nei blog, ma sopratutto contenuti generati dagli utenti nei media sociali, [...]

  3. [...] lo Static Web (o Slow Web) molto meno invece il Real Time Web, ovvero la quantità crescente di contenuti generati dagli utenti nei siti di micro blogging o nei social [...]

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