La sostenibilità di Internet e l’ecologia dell’attenzione

Ecologia dell'attenzione e internet sostenibile
Luca De Biase in un ottimo post che riprende il tema dell’Ecologia dell’attenzione da lui stesso affrontato qualche giorno fa in un paper, ci consegna una rilfessione illuminante sulla sostenibilità e i potenziali pericoli dello sviluppo di Internet:

Il problema è, mi pare: il percorso di sviluppo del medium delle persone che cresce su internet è sostenibile?

La risposta è tutt’altro che scontata e gli scenari possibili sono molteplici come si può leggere nel post.
Bisogna ringraziare però Luca De Biase per aver messo in agenda e ribadito alcune concettualizzazioni importanti:

Internet non è un medium nè una tecnologia
Le persone sono il medium e Internet è un ecosistema complesso in cui convivono protagonisti dei fenomeni e parassiti
Il modello di business dei media tradizionali e delle major è quello della disattenzione

Considerando l’insieme del sistema dei media tradizionali, della pubblicità, delle major, può essere che la dinamica monetariamente interessante non sia quella dell’attenzione ma quella della disattenzione. Molte entità che vogliono imporre il loro punto di vista sanno che le persone distratte hanno comportamenti automatici quando sono sottoposte a un martellamento di messaggi semplici e ripetitivi.

Lo sviluppo sostenibile di Internet è legato dunque alla ricerca dell’attenzione, non per fini immediatamente monetizzabili, ma sopratutto per costruire relazioni e conversazioni. Quindi in netto contrasto alla strategia della disattenzione dei media.
Le persone, con i loro User Generated Content, possono diventare protagonisti nella costruzione di una nuova ecologia dell’informazione.

Lo scenario è ottimistico e auspicabile.
È anche vero, però, che molte di queste persone sono oggi i protagonisti di una certa economia della disattenzione, quella che suggerisce un continuo cambio di contesti comunicativi e relazionali e che plasma quella che ho già definito in un altro post, la Generazione Altrove.
Chi in questa generazione nascente riuscirà a costruire una vera ecologia dell’attenzione?

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