Complessità

Per descrivere il proliferare di stimoli comunicativi, sorgenti di attenzione e fonti di informazione degli ultimi 3 anni si è parlato di ecologia  dell’informazione, di inquinamento o overload informativo, di (eco)sistemi della conoscenza diffusi e in continuo cambiamento e di come affrontare tutto ciò con pratiche diffuse e condivise di comunicazione sostenibile.

Per le persone, le aziende, le istituzioni e per i produttori di contenuti informativi (media, designer e altro) il problema ha ovviamente conseguenze e soluzioni diverse. Eppure pratiche quotidiane, strategie di comunicazione e linee guida informative ed editoriali possono essere messe in atto ispirandosi ad un unico concetto: la riduzione della complessità.

Per le persone
È ora di assegnare delle priorità alla propria esposizione e partecipazione ai tanti contesti che assediano la nostra attenzione ogni giorno: i media tradizionali, i social network, le app e il generale inquinamento informativo che ci circonda. Da anni ci imponiamo diete alimentari ispirate a vari principi e pratiche di consumo, più o meno sostenibile. È ora di pensare anche al nostro dispendio di attenzione (non è una risorsa infinita) e di disciplinarlo con “diete” ispirate a principi che ci consentano di comprendere il valore di ogni nostro coinvolgimento in un contesto comunicativo. La riduzione della complessità può essere un principio utile per costruire la nostra dieta di attenzione quotidiana.
Per le aziende
La complessità non paga: né come modello di business (Clay Shirky nel 2010 già sanciva “The Collapse of Complex Business Models”), né come strategia di comunicazione. Tramonta l’era della corporate communication granitica, delle strategie di persuasione del consumatore soppiantate da relazioni agili, orizzontali e liquide con il cliente/consumatore, relazioni che devono sottostare ad un continuo adattamento per la nascita e la morte di vari contesti di interazione. Meno saranno complesse le strategie di comunicazione più sarà facile per l’azienda gestire questo processo di adattamento continuo.
Per le istituzioni
La riduzione della complessità deve essere un imperativo, una best practice di tutte le iniziative di informazione e comunicazione della PA con auspicabili estensioni anche alle azioni amministrative e di governo del territorio.
Un’ottima direzione è stata presa in questo senso con la riduzione dei siti Internet della PA, intrapresa da circa un anno da alcune amministrazioni. Ma le istituzioni non solo sono ancora complesse e operano in modo complesso ma producono purtroppo informazioni complesse. Allo stato attuale la semplificazione rimane solo una misera etichetta per giustificare l’istituzione di un nuovo ministero.
Per i produttori di contenuti (media, designer)
Il modello di produzione industriale dell’informazione, con una generazione bulimica di notizie e contenuti con lo scopo principale di generare “contesto” pubblicitario è da mettere in discussione. Non rischia solo di perdere l’attenzione faticosamente cercata ma anche credibilità e autorevolezza (aggravando in questo ultimo caso un problema già esistente). Questa sovrapproduzione di contenuti e informazioni tradisce la stessa missione storica dell’informazione: fornire intepretazioni a fenomeni in atto più o meno complessi. È un fatto, ad esempio, che il giornalismo come oggi lo conosciamo nasca proprio con l’avvento di un mondo complesso, in cui la repentina comparsa di nuovi modelli di relazioni industriali, economiche e politiche  faceva nascere il bisogno di narrazioni che “spiegassero il mondo”. In un certo senso la riduzione della complessità è una vocazione propria dell’informazione su cui riflettere per l’elaborazione di nuovi modelli di newsmaking.
Anche designer e sviluppatori, che nello scenario attuale possono essere compresi nell’etichetta di “produttori di contenuti”, devono affrontare il problema. Nello sviluppo di applicazioni e interfacce per dispositivi mobili (smartphone e tablet) si sta consolidando una pratica per risolvere il problema della visualizzazione dei contenuti in maniera simile su tanti schermi diversi: ridurre la complessità dei layout e delle informazioni presentate, privilegiando gli elementi essenziali per l’interazione e più significativi per il visitatore. È una tendenza che contagia anche il design dei siti Internet tradizionali e presto sconfinerà in altre aree del design. È un piccolo ma ottimo spunto che viene, peraltro, dal cuore del problema: il web.

È indispensabile che si costruisca una consapevolezza attorno al tema della complessità dell’ecosistema dell’informazione perché è indubbiamente vero che, come afferma Luca De Biase

L’ecologia dell’informazione si trova probabilmente oggi al livello in cui l’ecologia dell’ambiente si trovava una trentina d’anni fa…

Commenti (4)

polinord

11 marzo, 2012 H: 21:45

la difficoltà nella riduzione della complessità consiste nel rendersi conto che le informazioni che girano sono elevate all’ennesima potenza e dunque difficili da analizzare, dunque difficili da ridurre. Pertanto, l’unica strada possibile è quella del rifiuto della complessità come struttura e usare solo le informazioni necessarie al momento. E ciò è evidente dalla pubblicità, mentre nei messaggi dei telegiornali, avviene esattamente il contrario con una somma infinita di informazioni inutili da cui è difficile estrapolare le informazioni utili, sicché la gente non li sente e non li capisce, anzi ne fa una decodifca rifiutatoria e accetta solo alcune informazioni semplici per il modo di vedere del singolo.

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  1. [...] e fortemente “inquinante”. Un nuovo modello sostenibile passa anche per una riduzione della complessità dell’informazione e del suo sistema di relazioni nonché per un coinvolgimento dei lettori in [...]

  2. [...] c’è bisogno di dire altro. Se la vocazione di Pinterest sembra essere quella di ridurre la complessità organizzando visivamente le informazioni questo sembra avere un riflesso anche nella comunicazione [...]

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