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People Experience Design

I am Not a User

Ha quasi 2 mesi ormai l’iniziativa I Am not a User che ha proposto un sottile ma significativo cambiamento di prospettiva nel Web Design, riassunto nel motto:

Because we are people and we should design for people!

Insomma, disegnare gli oggetti e le informazioni del web per le persone, non per gli utenti né per i consumatori.
Le persone con le loro storie, le loro scoperte e i loro desideri.

Perchè le persone con i loro blog, lifestream, tweet sono le protagoniste del web, non gli utenti.
E le persone sono il vero medium, non le tecnologie che connettono le persone.

I am Not User è una felice intuizione, anche se dal sondaggio sempre attivo sullo stesso sito risulta che il 44% delle persone che hanno risposto sono ben felici di essere continuate a essere chiamate utenti.

Per un People Experience Design c’è ancora molto da fare.

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You4Planet: la Comunicazione Insostenibile della Nestlé

you4planet
Sono giorni che nei vari siti e blog che frequento noto banner sempre più grandi (pubblicità “duepuntozero”?) che sponsorizzano il sito you4planet.it. Il sito, dal taglio molto social, è una iniziativa del marchio di acque minerali Levissima, ovvero del gruppo S.Pellegrino che è di proprietà del colosso alimentare multinazionale Nestlé.

Nel sito si può aderire a degli obiettivi di consumo sostenibile predefiniti (Es. “Devo fare sempre la raccolta differenziata”, “Devo portarmi da casa la borsa per la spesa”) e segnarli come “completati” condividendo questi passi con gli altri amici nel network. E tante altre cose…

You4Planet esempio di comunicazione sostenibile?

Purtroppo no.
Vediamo perché:

Insostenibilità ambientale ed etica della Nestlé
La Nestlè è stata condannata in Italia e altre nazioni per contaminazione dei cibi, discriminazione sindacale, pubblicità ingannevole e nel resto del mondo per episodi anche più gravi. Per saperne di più c’è la voce di Wikipedia.
Insostenibilità ambientale del consumo di acque minerali
Non dimentichiamo che per produrre una bottiglia in PET sono necessari in media 100 cm³ di petrolio, 600 di acqua; per trasportarla nel punto vendita ci vogliono almeno 20 grammi di petrolio e si genera l’emissione di 48 grammi di CO2. E altre risorse si consumeranno per smaltirla come rifiuto (anche riciclare ha il suo impatto, sì).
Per saperne di più c’è un bel video.
Insostenibilità della comunicazione in You4Planet
Nel sito non è possibile proporre obiettivi!
Si può solo aderire ad obiettivi predefiniti e segnarli come “completati” (operazione che non manca sicuramente di accrescere l’autostima dei vari membri). Quindi non può essere definito propriamente un manifesto collaborativo di intenti, semmai si avvicina di più ad un (astuto) sondaggio cui in molti hanno aderito entusiasticamente.  In tutti i media in cui è presente You4Planet non c’è una comunicazione orientata alla conversazione. Sia i messaggi publicitari, diffusi e declinati nei vari formati, che i contenuti nei social network sono improntanti alla classica “call to action” (es. “Registrati”, “Leggi”, “Scopri”, ecc…) o alla segnalazione di spunti e articoli più che alla promozione reale di conversazion tra azienda e persone.

You4Planet è una buona iniziativa promozionale che cerca di sposare alcune ultime tendenze del web marketing ma che perde di credibilità per le ragioni su elencate.

Fare comunicazione sostenibile implica una solida credibilità dell’azienda su questo versante, una reputazione sicuramente meno compromessa di quella della Nestlè, una effettiva sostenibilità ambientale dei marchi e dei prodotti associati ben lontana dall’impatto ambientale della produzione di bottiglie di acqua minerale.

Fare comunicazione sostenibile significa non solo comunicare la sostenibilità ambientale del prodotto/servizio ma sopratutto adottare pratiche di comunicazione orientate alla conversazione, alla collaborazione e alla ecologia della attenzione.

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User Broadcast Content

Il Sistema degli User Broadcast Content
Gli User Generated Content o il Citizen Journalism decreteranno a breve la fine dei giornali e del sistema dei media come l’abbiamo conosciuto sinora?
Una segnalazione di Luca De Biase di un ottimo articolo sulla fine dei giornali mi danno lo spunto per proporre un’osservazione fatta in questi mesi:

gli User Generated Content sono in gran parte contenuti replicati dagli utenti nelle varie reti e media sociali.

Sono User Broadcast Content.

Video, foto e testi, decontestualizzati, attinti da fonti più o meno autorevoli e ripubblicati per conquistare attenzione e reputazione in mini-audience personali (veramente “mini”?).

Il Sistema degli User Broadcast Content

Mi riprometto di offrire una migliore concettualizzazione aggiornando a breve questo post.
Provo tuttavia a elencare alcune definizioni essenziali.

Questo sistema si distingue per:

La presenza dei media tradizionali
Giornali, Radio e Tv rimarrano una componente fondamentale del sistema delle comunicazione e della informazione. Rimangono fonti, ancora non del tutto esaurite, di autorevolezza della informazione e del contenuto. Senza di loro non esisterebbe la mole degli UCG.
Una pluralità di gatekeeper dei contenuti
Ovvero le persone che selezionano le informazioni e i contenuti e li replicano nelle reti sociali di appartenenza. I veri protagonisti di questo broadcasting diffuso che si guadagnano autorevolezza e reputazione online con la loro capacità di proporre contenuti e generare discussioni. Rispetto ai gatekeeper (“guardiani del cancello”) classici delle teorie comunicazionali questi sono molto meno dipendenti dai poteri e molto più invece dalle loro audience e reti sociali. I gatekeeper/broadcaster sono e saranno sempre più in concorrenza fra loro per mantenere l’attenzione delle loro audience. Sono social gatekeeper.
Le audience infedeli
Persone che selezionano frequentemente i loro gatekeeper e le fonti di informazione e la cui attenzione è difficile da mantenere con le strategie di fidelizzazione tradizionali dei media. Sono persone poco attive nella produzione e distribuzione di informazioni e contenuti ma che hanno a disposizione strumenti di conversazione, partecipazione e influenza impensabili nel sistema dei media tradizionali.

Questo sistema si è sviluppato sul presupposto essenziale della disponibilità  in forma gratuita (o comunque della facilità di riproduzione) dei contenuti dei media tradizionali.

Cosa accadrebbe se i social gatekeeper non avessero più un accesso simile ai contenuti?

Sarebbero disposti a pagare per garantirsi un flusso di contenuti e informazioni da replicare nelle varie reti sociali per mantenere la loro reputazione online?

P.s. Murdoch sembra scommettere di sì rinunciando persino alla trovabilità dei suoi contenuti.

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Twitter e la Vertigine delle Liste

Il real time web e le liste
È appena passata una settimana in cui le liste hanno fatto parlare di sé.

  • Twitter ha inaugurato il 30 ottobre la nuova feature che consente di creare infinite liste di contatti nominandole con etichette a piacere
  • Repubblica.it ha pubblicato un articolo sulla passione dilagante sul web per i vari programmi di creazione liste (personali, di lavoro, to-do list, ecc.)
  • Umberto Eco ha tenuto una conferenza al Louvre sul tema “La Vertigine della Lista”, che inaugura un ciclo di conferenze sul tema delle liste

La Vertigine della Lista è anche il titolo dell’ultimo saggio di Eco in cui viene affrontato il tema della fascinazione delle liste nella storia e proposte le classificazioni di “liste pratiche” e “liste poetiche”.

Sia le liste di Twitter che il nuovo libro di Umberto Eco suggeriscono alcune definizioni importanti per i nuovi scenari della comunicazione:

Le liste sono una forma di riduzione della complessità
Sono dunque una cura al disordine digitale, uno spazio di sospensione del flusso disorganico e prorompente di informazioni e contenuti tipico del Real Time Web e della comunicazione nell’era digitale in genere.
Le liste sono una forma di narrazione e descrizione della realtà
Propongono priorità e interpretazioni e, anche se meramente pratiche (come le liste di Twitter), incarnano una certa potenzialità poetica o fascinatoria;
Le liste sono una risorsa di identità
Suggeriscono un’autorevolezza del contenuto, spesso uno schema di principi e di intenti; le liste sono tanti piccoli manifesti valoriali o del pensiero cui aderire o no (e le identità negative sono quelle più forti, si sa).

Sono concetti astratti, cari alle scienze sociali, ma facilmente declinabili in pratiche di comunicazione sostenibile nell’era del digitale e del real time web.

Chiunque abbia l’onere o la voglia di comunicare in questa era distinta da disordine, disattenzione e alta competizione sui contenuti deve sicuramente avvicinarsi a questi concetti.

Saper fornire priorità, interpretazioni e risorse di identità, più o meno forti, è stata e sarà sempre la migliore strategia di comunicazione  sostenibile per conquistare autorevolezza e attenzione.

Ridurre la complessità deve imporsi come principio di ecologia della informazione da applicare nei vari mezzi e tecniche di comunicazione istituzionale, aziendale o personale.
Anche utilizzando le liste di Twitter.

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Le Conversazioni sul Web e le Aziende

Le conversazioni sul web e le aziende

In una settimana (passata) in cui tutti i grossi player del web sembrano essere stati contagiati dalla voglia di fare qualcosa per affrontare il fenomeno real-time web
(Bing-Twitter, Google-Twitter due accordi in un solo giorno, wow!)
si afferma un principio importante:

il web è conversazione.

Anzi conversazioni. Tra persone, in tempo reale.

La definizione descrive un’importante trasformazione dalla forma originaria del World Wide Web da enorme, sconfinato – ma ordinato – archivio di informazioni ad un ecosistema di micro-conversazioni dalla natura disordinata e frammentaria.

I protagonisti indiscussi della prima forma del world wide web sono stati i motori di ricerca con la loro capacità di fornire risposte alle ricerche degli utenti.

I protagonisti del real-time web sono invece le persone e l’inarrestabile flusso di conversazioni che generano nei social media (ma non solo).

Sulla natura di queste conversazioni (collaborativa? competitiva?) si interroga Luca De Biase.

Sulla opportunità e necessità delle aziende e delle istituzioni di conversare con le persone nel web si dibatte molto invece, ma modelli, strategie e metriche di riferimento rimangono ancora in uno stato beta che forse, però, sembra essere il miglior approccio adattativo ad una forma del web che rimarrà, per sua natura, disordinata e mutevole (“Prendere atto del disordine” suggerisce Mauro Lupi).

Perché aziende e istituzioni devono conversare con le persone nel web

Alcuni spunti che devono far riflettere:

I motori di ricerca stanno diventando “conversazionali”
Le ricerche nei motori di ricerca comprendono termini e frasi simili sempre più simili alle conversazioni del mondo reale.
La sinergia tra search e social media e gli effetti sulla pubblicità online
Una ricerca condotta negli USA afferma che gli investimenti pubblicitari online delle aziende che conversano sono più redditizi. In breve: le persone che hanno trovato un marchio o una azienda contemporaneamente sui motori di ricerca e sui social media cliccano di più sugli annunci pubblicitari sul web.
“I mercati sono conversazioni”
Dal pluricitato Cluetrain Manifesto del 1999.

Cosa fare per conversare nel web?

Per aziende e istituzioni il punto importante non è fare qualcosa (aprire un blog, un account twitter, etc…) ma capire.

Ovvero:

Sviluppare una nuova web intelligence
Monitorando i trend di ricerca e conversazione su motori di ricerca e social media per individuare temi e spazi di conversazione idonei.
Comprendere la natura delle conversazioni sul web
Non conversare per persuadere ma per costruire condivisione, collaborazione e valore con le persone.
Sviluppare una comunicazione aziendale sostenibile nelle conversazioni
Il flusso di conversazioni sul web cresce in maniera esponenziale e disordinata, inondando la vita privata e lavorativa delle persone. In breve tempo si svilupperanno atteggiamenti individuali di difesa da questo “inquinamento” e quindi una selezione continua delle varie conversazioni da seguire.  Si può ipotizzare che le conversazioni che sopravviveranno a queste selezioni saranno le più autorevoli e rispondenti a reali esigenze e richieste fatte dalle persone.
Per guadagnare credibilità e autorevolezza tutte le forme di conversazione sul web dovrebbero essere quindi improntate ad una ecologia della attenzione e a nuovi modelli di comunicazione aziendale in cui la pubblicizzazione tradizionale di un prodotto o di un servizio lascia invece spazio alla promozione di opportunità di dialogo e conversazione con l’azienda.

Sono solo pochi spunti e non ovviamente una spiegazione organica e strutturata di come aziende e istituzioni dovrebbero avvicinarsi alle conversazioni sul web.
La migliore definizione, del resto, rimane quella di Avinash Kaushik,

Social media is like teen sex. Everyone wants to do it. No one actually knows how.
When finally done, there is surprise its not better.

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Ecologia dell’informazione al tempo di Twitter e del Blackberry

Ecologia dell'Informazione
Era il “lontano” 2005 quando una ricerca commissionata dalla Hewlett Packard affermava:

I lavoratori distratti dalle email e dalle telefonate subiscono un calo del quoziente intellettivo più di due volte superiore a quello rilevato nei fumatori di marijuana

E la vita quotidiana non era ancora invasa dalle email in push sui Blackberry, dai tweet, dagli SMS e dai vari contenuti che inondano il web oggi. Un articolo del Technology Blog del Guardian ha esortato i lettori a confessare i propri sintomi di overload da informazioni e di dipendenza dal flusso di aggiornamenti sulle vite altrui emanato dal web, diffuso nei vari luoghi digitali (social network, telefoni, etc…).

Quali sono le conseguenze dell’Information Overload?

Le prime conseguenze osservate in alcune ricerche e nella analisi di alcuni fenomeni di cronaca sono abbastanza catastrofiche e inquietanti:

Calo della produttività e della creatività
Le continue interruzioni provocate dalle email in arrivo o dai vari aggiornamenti del lifestreaming altrui causano una perdita di tempo ben superiore a quella che deriverebbe dalla semplice lettura delle nuove informazioni. Spesso queste interruzioni vengono usate per leggere altre informazioni o eseguire altri compiti divergenti da quello su cui si era impegnati o attinenti ad altre sfere (familiare, affettiva), confermando una commistione tra tempi di lavoro, svago e consumo tipica della società attuale. Insomma si innesca una catena di distrazione continua e il ritorno alla concentrazione al compito originario comporta spesso un ulteriore consumo di tempo e risorse cognitive.
Deficit dell’attenzione
Questo ciclo di distrazione continua (o “continua attenzione parziale” come definito in una ricerca) presenta sintomi e caratteristiche simili a quelle dei disturbi da attenzione determinati su base genetica.
Rivolta anti-tecnologica dei figli
I protagonisti di questa rivolta neo-luddista sono i Blackberry Orphans, ovvero poveri figli ignorati da quei genitori impegnati costantemente a leggere e inviare email dal proprio Blackberry, che hanno sviluppato strategie di rivendicazione dell’attenzione come buttare nel W.C. il telefono di papà o imporre restrizioni precise alla mamma sull’uso dell’odiato oggetto.

Un approccio ad un uso sostenibile delle informazioni sul web

Gli imperativi sono:

Alcuni consigli

Email
  • Scrivere email brevi ed essenziali
  • Limitare l’uso dei “cc” e “rispondi a tutti”: interessare solo le persone a cui serve effettivamente l’informazione
  • Limitare l’uso delle email in mobilità (Yes we can!). Spegnere il blackberry quando si deve.
  • Assegnare momenti specifici della giornata per leggere e scrivere email, non consentire alle email di arrivare ogni minuto
  • Evitare di consegnare ansia ai destinatari con espressioni del tipo “prima possibile”, “con sollecitudine”, etc…
  • Pensare prima di scrivere: il messaggio è veramente necessario? In questo senso sarebbe utile darsi anche una quota massima giornaliera di email da inviare…
Social Network
  • Assegnare un tempo preciso della giornata alla consultazione degli aggiornamenti su Facebook, Twitter, Myspace, etc… Non lasciare aperti accessi e finestre, né tantomeno rendersi disponibili a tutte le ore in chat
  • Limitare i retweet, i “condividi” e tutte le altre repliche di contenuto
Blog, Feed e altri contenuti online
  • Usare le proprie reti sociali e le community come un valido filtro; è bene fidarsi delle segnalazioni di chi ha interessi simili
    (dai una occhiata al Blogroll accanto dunque…)
  • Scrivere post brevi e significativi
    (non come questo per intenderci…)
  • Ridurre i feed e le sorgenti di informazione selezionandole continuamente
    (spero che tu abbia già aggiunto questo blog all’aggregatore quindi…)
  • Dedicare un tempo specifico della giornata alla lettura di questi contenuti e non “sforare”

E per le chat e il telefono?
Qualcuno ha consigli da dare?

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Il Web non è persuasione

Il web non è persuasione
È di oggi un post sul blog di Robin Good dal titolo
Tecniche di Persuasione Online [...]

Un ottimo post (come al solito) con un’intervista al consueto professionista della comunicazione che elenca alcune tecniche di persuasione online, riflettendo il concetto che la comunicazione (in particolare quella sul World Wide Web) è anzitutto persuasione.

Lo dimostrano l’enfasi posta su questo concetto nel post, le innumerevoli web agency e blog che pubblicizzano tecniche di persuasione sul Web e i vari riferimenti online a varie tecniche di psicologia persuasiva, scienza dalla definizione incerta.

A circa 90 anni dalla teoria del proiettile magico, da cui sarebbero nate anni dopo le prime teorie della persuasione, assistiamo ancora oggi ad una riproposizione di un modello di comunicazione che poggia sui seguenti assunti:

I consumatori sono da persuadere
Nessuno spazio per altri modelli di comunicazione (informazione, dialogo, condivisione di idee, collaborazione…). L’importante è convincere ad eseguire una azione con delle “tecniche”.
Va da sé che alla fine di questo processo saranno valutati anzitutto i risultati quantitativi di questa persuasione (quanti acquisti?) più che la qualità della interazione con il consumatore (ma a quanti importa?).
E in caso di risultati negativi? Saranno considerate sbagliate le tecniche? O magari il modello di comunicazione?
I consumatori sono tutti uguali
Le tecniche di persuasione sono valide indistintamente per la massa di consumatori a cui ci si riferisce. Il contenuto della comunicazione è quindi identico per tutti.
I consumatori sono soli
Il singolo consumatore (mai chiamarlo persona, per carità!) elabora il contenuto della comunicazione persuasiva coinvolgendo la propria immaginazione, la propria storia personale, i propri desideri e, nondimeno, complicati processi neuronali. Insomma un sé complesso ma fondamentalmente isolato. E gli altri? Gli amici, i parenti, i friends dei social network  i followers? Non contano niente.

Il Web 2.0 è fatto di persone

Che parlano fra di loro, commentano, contestano, collaborano, producono contenuti, opinioni, recensioni e si influenzano a vicenda. La comunicazione online e le attività di web marketing non possono essere intese oggi come persuasione alla vecchia maniera. Perchè:

Le persone sono da coinvolgere non da persuadere
Informando,  invitando alla partecipazione, chiedendo collaborazione e dialogo, anche nel momento conclusivo e critico di un acquisto online, lo spazio verso cui tutte le teorie della persuasione sul web si concentrano.
Le persone non sono uguali
Sono persone diverse tra loro con esigenze diverse  – e spesso divergenti – anche rispetto alla propensione all’acquisto di uno stesso prodotto o servizio. È un concetto banale e fin troppo esplorato, proprio per questo dovrebbe costringere a pensare ad una comunicazione da persona a persona, non da persuasore a consumatore.
Le persone non sono sole
Sono anzi sempre parte di reti sociali, fisiche o digitali. Formano le proprie opinioni  quindi anche in reti sociali e vari luoghi digitali e influenzano con le proprie opinioni quelle degli altri.

Dialogare, non persuadere

Le aziende e le istituzioni hanno mezzi e opportunità eccellenti per entrare in dialogo con le persone nel Web in maniera diversa. Proponendo conversasioni su blog, social network, aprendo spazi di discussione specifici o contesti comunicativi in cui la collaborazione degli utenti è l’obiettivo primario e probabilmente la “tecnica di persuasione” migliore.

Riconoscendo il fatto che nel Web 2.0 ogni persona è un potenziale influenzatore (persuasore?) delle opinioni altrui.
E  sopratutto che ogni persona può far cambiare opinione al comunicatore online, azienda o istituzione che sia.

Lo spiega bene un rapporto di Edelman dal titolo
Engaging the New Influencers segnalato anche sul blog di Maro Lupi.

In un blog di una nota agenzia di web marketing ho trovato quest’altra frase.

Il concetto di persuasione è da sempre legato alle attività del marketing.

Bene, è arrivato il momento di cambiare!

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Twitter e le ricerche nel Real-Time Web

La nuova home page di twitter con maggiore enfasi sulle funzioni di ricerca

It’s all about search.
Era prevedibile che prima o poi Twitter decidesse di valorizzare le funzioni di ricerca e lo ha fatto ieri proponendo una nuova home page con un focus immediato e rilevante su questo modello, ancora imperante, di interazione tra persone e world wide web: la ricerca.

Si tratta di una risposta ad un trend che avevo già segnalato in questo post, ovvero, alla prevedibile crescita di ricerche fatte sui media sociali che più incarnano il fenomeno del Real-Time Web (Twitter e Facebook) oltre all’ovvia necessità di orientarsi in un flusso di micro-contenuti (tweet) che cresce, cresce, cresce…

Una bella sfida per Google & Co.

Le caratteristiche delle ricerche Real-Time di Twitter

Il Real-Time Web sta introducendo delle modifiche alle forme più consolidate di ricerca nel web e presto ciò produrrà nuovi scenari per i modelli di advertising che si sono costruiti su queste forme.

Proviamo a riassumere:

La ricerca proposta da Twitter è semplice
Nessun link ad una pagina di ricerca avanzata (che pure esiste). L’enorme casella di ricerca sembra suggerire:
“Di’ la tua, ci pensiamo noi”.
E sembra anche suggerire molta spontaneità e istintività nel formulare la ricerca, non più la competenza e le abilità che si sono rese necessarie negli anni per le ricerche su Google.
Questo non vuol dire ovviamente che Twitter abbia già sviluppato una tecnologia di ricerca perfetta (lo vedremo nei prossimi mesi) ma almeno il Look and feel è assai incoraggiante per il visitatore.
Le ricerche su Twitter sono conversazionali
Per sua stessa ammissione Twitter cerca ciò che la gente dice.
Nondimeno è prevedibile che le ricerche degli utenti saranno effettuate sempre più con termini di ricerca complessi e lunghi, ovvero più simili al linguaggio del mondo reale.
L’oggetto delle ricerche non sono più le informazioni ma le persone.
Si potrebbe obiettare che comunque la gente continuerà a cercare su Twitter informazioni semmai troverà conversazioni e persone (più che cercarle). Ad ogni modo i risultati di queste ricerche mettono in relazioni le persone con altre persone, non più con siti web, pdf, blog, gruppi, video e immagini. Questa valorizzazione delle persone come produttori “visibili” di contenuti potrebbe sicuramente comportare nei prossimi mesi uno spostamento dell’oggetto delle ricerche dalle informazioni alle persone (utenti di twitter) le cui conversazioni sono ritenute più significative rispetto ai propri interessi personali.
A chiunque abbia un background di studi in scienze sociali non potrà sfuggire la valenza di questo cambiamento in termini di influenza personale.
I risultati di ricerca su Twitter valorizzano la novità
Del resto è il principio ispiratore del Real-Time Web.
Conta quello che succede e si dice ora.
Niente autorevolezza dell’account Twitter (ma sarà sempre così?), niente PageRank, Backlink e altre tecnicalità che hanno reso celebri le tecnologie di ricerca dei grandi motori sul web.
Per essere presenti nei risultati di ricerca non bisogna investire budget più o meno consistenti per servizi di posizionamento sui motori di ricerca ma solo tempo. E ovviamente bisogna avere sempre qualcosa di interessante da dire e al momento giusto. A questo si aggiunga che i contenuti perdono di valore e visibilità su Twitter nell’arco di poche ore rendendo del tutto inutile quelle logiche di accumulazione/archiviazione cura e trovabilità dei contenuti nel tempo che oggi distinguono siti Internet e Blog.
Insomma essere visibile su Twitter non è così semplice. Al momento è solo, apparentemente, più economico.
Twitter valorizza i trend delle conversazioni
I popular topics mostrati sotto la casella di ricerca non sono certo una nuova invenzione (vedi i trends di Google e i buzz di Yahoo). Però sono lì in home page. Va da sé che essere presenti nei risultati di ricerca dei popular topics è una delle sfide importanti per chi vuole guadagnare visibilità su Twitter.
Twitter incoraggia le ricerche “locali”
Si può ipotizzare che non sia attualmente una delle funzionalità più utilizzate ma cercare ad esempio “scarpe a roma” anzichè un generico “scarpe” sarà una tendenza delle ricerche dei prossimi mesi. E su questo punto la tecnologia di ricerca di Twitter sembra avere qualche punto di vantaggio in più rispetto ai grandi motori del web.
Questa è ovviamente una ottima opportunità per chi ha qualcosa da dire “localmente”.

Insomma Twitter è e sarà per i prossimi mesi search. Qualsiasi modello di business che questo social media vorrà adottare (dovrà farlo presto)  non potrà prescindere da questo modello di interazione. Qualcosa mi dice che i futuri servizi a pagamento di Twitter (pubblicità display?) non saranno così innovativi come il fenomeno Real-Time.

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I motori di ricerca sono conversazioni

L'incremento delle parole utilizzate nelle ricerche nei motori di ricerca negli Usa
In principio furono i mercati ad essere definiti conversazioni, nel celebre Cluetrain Manifesto del 1999.
Ma oggi i mercati – mentre continuano ad essere più che mai conversazioni – sono anche sempre più ricerche.

E le ricerche fatte dagli utenti nei principali motori di ricerca, da un po’ di mesi, tendono ad aumentare con percentuali a 2 cifre e ad essere effettuate sempre più con termini di ricerca complessi  e lunghi, ovvero più simili al linguaggio del mondo reale.

Tutto ciò a dispetto della profezia, già contestata, che con l’avvento di Google Suggest questa lunga coda di ricerche si sarebbe esaurita presto.

Le ricerche degli utenti sono sempre più conversazionali, più semanticamente compiute e si può ipotizzare che saranno sempre più real-time,  ovvero, utilizzeranno crescentemente termini di ricerca con riferimenti alla attualità o (perché no?) alle esperienze personali e collettive degli utenti.

Un flusso di micro-ricerche, una lunga coda di pensieri e desideri, forse non tutti orientati ad uno scopo ben preciso, che ha già invaso i media sociali mostrando al contempo:

  • la grande capacità dei social network (anzitutto Twitter) di diventare i luoghi eletti di questo flusso di pensieri e ricerche
  • l’incapacità di Google di stare al passo con questo real-time web, sia nella indicizzazione del flusso di micro-contenuti generati dagli utenti nei social media sia, ora più drammaticamente, nelle difficoltà di mostrare annunci pubblicitari pertinenti con queste ricerche più complesse.

Quest’ultima è una ipotesi avanzata da John Battelle e confermata da un calo dei click degli utenti sugli annunci pubblicitari del circuito Google negli ultimi mesi.

E non si tratta, con molta probabilità, solo di un banale “effetto recessione”.
Le ricerche conversazionali degli utenti pongono infatti delle sfide ben precise ai motori di ricerca e agli investitori pubblicitari.

Mostrare quello che la gente cerca
Detta così sembra banale. In realtà il paradigma dalla nascita dei motori di ricerca ad oggi è stato “imparare ad utilizzare i motori di ricerca” o “imparare a cercare”; è ora invece che i motori imparino come gli utenti cercano e adattino le loro tecnologie e modelli di business a questa conoscenza.
Pubblicizzare opportunità di dialogo e conversazione
Non solo prodotti e servizi.
Gli investitori pubblicitari devono mostrare la capacità di essere partecipi e protagonisti del real-time web, non spettatori opportunisti.
Sviluppare modelli di real-time advertising
Legare ovvero messaggio e presenza pubblicitaria al flusso degli eventi, delle conversazioni. Monitorare le ricerche degli utenti e adattare messaggi e investimenti pubblicitari a questo flusso, ai vari twit, feed e altre tendenze, magari avvalendosi delle migliori professionalità invece di fare da soli.

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Un esempio di comunicazione INsostenibile

Comunicazione incompensibile
Che le banche debbano ancora fare grandi passi avanti verso la trasparenza delle informazioni, il corretto rapporto con il cliente e altre cose è un tema sin troppo discusso.

Vale la pena però di far entrare in questo dibattito concetti semplici ed efficaci come:

La intellegibilità delle informazioni al cliente
Le comunicazioni inviate alla clientela sono comprensibili? La banca parla con il linguaggio della clientela di riferimento?
La effettiva usabilità delle informazioni
Si capisce tutto, ma ora che devo fare?

In poche parole qualche passo verso una comunicazione più sostenibile.

Ecco invece un ottimo esempio di comunicazione insostenibile.
Da IntesaSanPaolo ricevo e pubblico volentieri:

Proposta A: Tasso Fisso
Parametro IRS lettera della durata corrispondente al prossimo periodo, rilevato il primo giorno del mese che precede di quattro mesi l’inizio del prossimo periodo stesso, maggiorato di 1,76 punti.
Tale paramentro sarà rilevato da “Il Sole 24 Ore” o, in assenza di tale testata, da altra stampa specializzata o direttamente dalla Federazione Bancaria Europea (Circuito Reuters)

Proposta B: Tasso variabile
Determinato sulla base della media aritmerica delle quotazioni giornaliere, per data di contrattazione del tasso EURIBOR 6 mesi, ovvero delle analoghe quotazioni che dovessero sostituire il tasso Euribor. Tali quotazioni saranno rilevata dada “Il Sole 24 Ore” o, in assenza di tale testata, da altra stampa specializzata o direttamente dalla Federazione Bancaria Europea (Circuito Reuters).

Il parametro saà riferito alle rilevazioni effettuate nel mese che precede di due mesi ciascun periodo di interessi.

Il tasso così risultante, da considerarsi nominale annuo, andrà maggiorato di uno spread nominale annuo nella misura di 1,75 punti.

Tutto chiaro, no?

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